Giornali in festa: è il tristezza day

(20 gennaio 2009) Successone sul web e su molti quotidiani di oggi per una notizia diffusa in Inghilterra: ieri era il giorno più deprimente dell’anno (secondo il Messaggero Veneto addirittura del secolo) a causa di una piantomicidiale combinazione di clima grigio, feste ormai archiviate e buoni propositi per l’anno nuovo (dieta, smettere di fumare, cambiare atteggiamento) già disattesi. A dirlo è uno studio (studio?) del dottor Cliff Arnall, psicologo, da tempo noto in Inghilterra per le sue bizzarre (e poco attendibili) equazioni sull’umore: tre anni fa aveva detto che il giorno più felice dell’anno arriva nella seconda metà di giugno (grazie a una piacevole compresenza di una particolare luminosità, all’aumento del tempo passato all’aria aperta, all’emergere di ricordi infantili e alla voglia di vacanza), poi aveva affermato che il giorno più saturo di passione cade all’inizio di luglio, eccetera eccetera… Un calendario così, il frate indovino dell’umore, chi lo prenderebbe sul serio? Tutti i giornali italiani!

Tra le poche eccezioni il Corsera: pubblica lo stesso la notizia, ma l’articolista Paolo Virtuani(nomen quasi omen?) avverte: “Tra un po’ tutti crederanno alla storiella che tramite complicati calcoli considerando il tempo atmosferico, il livello dei debiti, i giorni che ci separano dal prossimo Natale, la presa di coscienza che i buoni propositi di inizio d’anno sono già finiti nel dimenticatoio, i bassi livelli motivazionali e altre amenità simili, il giorno più deprimente dell’anno è il lunedì dell’ultima settimana completa di gennaio. Quest’anno il 19 gennaio, lo scorso anno era il 21, nel 2010 sarà il 25 gennaio. Si tratta comunque di «un calcolo» molto inglese, e che vale al massimo per l’emisfero nord. Per quanto riguarda il tempo atmosferico, per esempio, in Australia e in Brasile è piena estate, la gente è sulle spiagge a prendere il sole e la depressione non sa neanche cosa sia. A Gaza il tempo è migliore che a Londra, ma il livello di depressione raggiunge quote stratosferiche, anche perché ai musulmani non interessa molto la distanza dal prossimo Natale, ma quanto manca alla fine del prossimo Ramadan, fatto di cui lo studio non parla”.

Virtuani poi svela: “La deprimente «scoperta» in realtà è una furba campagna pubblicitaria lanciata alcuni anni fa dal canale di viaggi britannico Sky Travel della tv BSkyB”. E basta andare su Wikipedia – alla voce Blue Monday (date) – per leggere come è andata tutta la storiella.

Insomma, che tristezza!

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