Occupazioni, considerazioni a proposito

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Le liste di attesa per avere un alloggio popolare sono interminabili. Essere poveri non basta, bisogna risultare miserabili. L’ipotesi di compravendita di posizioni aggiudicatarie anche se non acclarata è nell’aria: per corruzione semplice (soldi), offrendo servizi, facendo parte del clan, cosca, corrente politica giusta, ovvero vendendo se stessi e i propri familiari. E’ una storia lunga come il ricatto della mancanza di un bisogno vitale. Lo stato di necessità diventa merce di scambio per garantirsi clientes e conservare e acquisire potere. Nulla è lineare in italia. Dietro a questo mercanteggiare, queste costruzioni clientelari di micropotere garantiscono scalate successive a chi occupa già posizioni di potere intermedio nel settore. Si sfrutta il bisogno per efficientare e abbreviare le scomode formalità della democrazia; pro domo propria ovviamente. Così alla prossima elezione i voti sono garantiti dal capobastone locale. La democrazia qua da noi genera dittature sul posto e neofeudalesimi.

Le cose rare acquistano valore; solo così, rendendo preziosi bisogni vitali, le persone sono disposte a fare molto per averle. Solo così si spiegano le liste d’attesa interminabili e nel contempo centinaia (migliaia) di alloggi popolari sfitti (e in buon ordine). Ad esse conseguono occupazioni, gestite da comitati, forse non solo, non sempre e non del tutto per beneficienza; consegue la creazione di un microcosmo, un antiStato, dove il bisogno diventa giustificante e l’illegalità ristabilisce giustizia, almeno fino al prossimo sgombero.  Una realtà che sta diventando una quasi regola nelle desolate periferie sottoproletarie delle città d’Italia.

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