risultati elettorali

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Se qualcuno crede che in Liguria, con le ultime elezioni regionali, è venuto meno il tradizionale sistema di Potere, si sta sbagliando ! La sostituzione del gruppo PD al Palazzo della Borsa con la coalizione di destra è l’ennesimo giro di valzer fra i soliti noti, tutti abbastanza in buoni rapporti fra loro, con il quale si condisce la vulgata secondo cui l’alternanza dei partiti al potere è la ricetta per la democrazia.

Il PD e la storia familiare del suo candidato di punta lo dimostra, è legato mani e piedi ai gruppi di potere economico che si spartiscono la città, con il condimento dei nuovi arrivati. Gente di bocca buona e fedina penale scurrile, avidi di denaro e affari, non importa quanto leciti. I medesimi gruppi contraggono da tempo ottimi rapporti anche con gli altri. Quella destra che canonicamente viene inquadrata nei vecchi federali ex missini, fra cui molti convertiti al più attuale e becero leghismo, nei tradizionali faccendieri di Scaiola, nel mondo di mezzo, quella suburra che qua da noi alberga sotto la capiente ombra del mammasantissima Monteleone. In questa insalata mista c’è posto per tutti,anche per creare i fondi neri con i quali un quasi ottuagenario Berneschi ha polverizzato una intera esistenza di onorata carriera.

Ravvisata, alla fine di marzo, che Paita, nonostante il supporto del suddetto mammasantissima, non avrebbe potuto spuntarla di fronte ad un voto di protesta dei tanti vecchi militanti di sinistra non più rappresentati dalla ex sinistra affaristica del nuovo corso PD anche in salsa regionale. Temendo la debacle di un voto di massa verso il movimento 5 stelle, si è optato per la strategia cosiddetta – dell’autocastrazione per fare un dispetto alla moglie !

Bisogna ammettere, ad onor del vero, che l’operazione è riuscita in pieno. Raffazzonate in fretta e furia quattro liste più o meno variamente tinteggiate di rosso da sventolare in faccia agli infuriati elettori di sinistra, si è trattato di riuscire a raccontare la vulgata che questi partiti, i cui esponenti sono vergognosamente collusi col PD, volevano farsi interprete della cultura di sinistra ormai dimenticata. Poche manciate di voti, giusto qualche migliaio hanno fatto la differenza. Il movimento 5 stelle oltre ad entrare nel parlamento regionale si piazza al secondo posto, quando invece avrebbe potuto essere il primo partito nella regione. Cosa che avrebbe messo ancora più in crisi il Partito democratico.

Che il M5S rappresentasse il convitato di pietra per il PD è stato testimoniato dalla famosa chiosa in salsa calcistica del portavoce Orfini. Nulla da eccepire ha avuto invece il nostro sulla presa di potere di Toti. Perché Orfini sa già che col partito berlusconiano alla regia gli affari proseguiranno, lucrosi anche per i suoi faccendieri. Così come proseguirà inalterato il sacco della città, con nuovi centri commerciali, nuovi Cineplex, nuovi Autosilos. Una colata unica di cemento che si allargherà sempre più; mentre, nel frattempo, i lavori, meno redditizi per lorsignori, di recupero dell’esistente, il ripristino delle strade sbriciolate dall’ultima alluvione, il risanamento degli argini proseguiranno a singhiozzo, a tempi geologici.

Quanto a regalare alla città aree verdi con le quali dare tregua ad una popolazione soffocata nel cemento, immersa nello smog, nei miasmi dei depuratori che non funzionano, messa a mollo nel percolato di Scarpino, non se ne parla neppure. I cittadini dovranno battagliare non poco per difendere i pochi spazi verdi ancora presenti in città.

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