I nipotini di De Gasperi e…. l’insostenibile leggerezza dello Stato

olmi

Esimio Professor Olmi, certamente De Gasperi ha saputo anche in quella occasione rappresentare al meglio gli interessi del nostro paese. Un paese svilito da una guerra assurda e ingiusta, che lo ha umiliato profondamente prima ancora che distrutto materialmente. Il grande statista democristiano ha saputo ricostruire rapporti e relazioni col resto del mondo. Ha saputo ricreare un clima di fiducia e di speranza fra i popoli e soprattutto fra gli italiani. Furono anni durissimi, ma anche gloriosi. Il famoso scontro fra comunisti e democristiani si giocava fra uomini tutti d’un pezzo che, a prescindere dal condividere o meno le idee, avevano come precipuo riferimento il rispetto sacro dell’etica dello Stato e dell’avversario perchè ne riconoscevano il valore morale. Altri tempi. Tempi nei quali si era più poveri ma si teneva alto il valore dell’onore e del meritorio rispetto personale. Il tempo passò. L’epigono di quella visione etica dello stato smise di combattere quella giusta battaglia, ormai sconfitto,  un livido pomeriggio in Piazza della frutta a Padova nel corso del suo ultimo comizio nella campagna elettorale per le elezioni europee. Vinsero gli altri. Vinse la visione dello Stato degli Andreotti e dei suoi amici: gli Sbardella, i Ciarrapico, i Salvo Lima, i Ciancimino. Quell’etica, quella moralità di uomini probi finirono così, in maniera ingloriosa e triste, fra un broglio elettorale, una mazzetta e un’attentato dinamitardo. Oggi a noi, eredi sciagurati di quel passato, non ci rimane che raccogliere i pezzi. Quella classe politica che ne è residuata e ancora sopravvive nei palazzi dopo quegli avvenimenti non è certo l’erede di De Gasperi, ma piuttosto di Andreotti e anche un pò di Craxi. Quella rabbia, quelle parole, sono solo la rabbia impotente di chi guarda con nostalgia a quel passato e a come saremmo potuti essere e guarda l’oggi e invece vede come siamo diventati.

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