SISTEMI TOTALITARI E IMPIANTO DEMOCRATICO: TRE MODELLI SOCIALI

MODELLI TOTALITARI E IMPIANTO DEMOCRATICO: TRE MODELLI

Il disegno di un modello democratico deve per forza vedere il coinvolgimento dei cittadini nel funzionamento dei meccanismi atti a rappresentare il Potere medesimo, se non altro per una rappresentazione di facciata. Il Potere, quello che poi muove enormi bilanci in termini di prodotti e masse, viene poi assegnato, comunque vadano le cose, a chi da questi ne trarrà il profitto maggiore, lasciando le rimanenze, sempre più scarne con l’affinarsi degli strumenti di controllo e nei periodi di crisi, a disposizione per gli altri. Il Partito Politico diventa strumento ed artefice della rappresentazione democratica. Attraverso le sue strutture esercita il controllo in tutti i gangli della società. Il suo ruolo finisce con l’entrare nelle case e nelle vite delle persone, pretendendo di rappresentarne istanze e viatico. Questa operazione, atta a configurare un sistema di Potere, serve ad abilitarne giuridicamente e moralmente il ruolo, ma è soggetta a influenze e modalità di rappresentazione che mutano col mutare delle infrastrutture sociali e tecnologiche e quindi con l’instaurarsi di mode di relazione all’interno della società medesima. Nell’evoluzione della Società stanno i germi per generare nuove istanze attraverso le quali il Potere medesimo dovrà rappresentare se stesso per poter essere accettato dalla massa da governare.

Sia esso il teorema del  Dio fattosi Re, o del re per volontà di Dio o dell’uomo della provvidenza, della testa incoronata, del Seggio tempestato di gemme  o della stola di zibellino, oppure di un sobrio doppiopetto grigio scuro nello spoglio di una scheda o di una mano alzata dentro a una aula semicircolare, oppure ancora di una divisa da metalmeccanico con fazzoletto rosso al collo, diventano tutte rappresentazioni filmiche di una teoria del Potere, conseguenza in primo luogo delle diverse tipologie dei referenti primi cui esse sono rivolte per cultura, abitudini, religione, lavoro, credenze, aspirazioni. Cambiano solo aspetti formativi dell’individuo, la relazione Potere- Masse e Potere-Individui rimane pressochè identica. Non viene rappresentato il meccanismo del potere ma una pantomima di esso. Anzi, spesso vengono coreograficamente rappresentati i desideri dell’inconscio collettivo della massa che viene governata.

Per cercare di porre un po’ d’ordine a quello che stiamo dicendo, dobbiamo fare riferimento nello specifico al nostro paese ma, in senso più estensivo possiamo allargare questo concetto ad aspetti del resto del mondo.

Dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale, possiamo grossomodo individuare nel nostro paese tre periodi contrassegnati da tre tipologie di Società ovvero di Partito Politico: il periodo del Partito Ideologico, il periodo del Partito Televisivo, il Periodo del Partito del Network. Grossomodo questi periodi durano in media ciascuno circa 30 anni.

Il Partito Ideologico, derivazione diretta dei movimenti del tardo ottocento e primo novecento e dell’entrata nell’età moderna e tecnologica, dell’abbandono delle campagne e della nascita della società industriale,  inizia alla fine della II guerra mondiale, ovvero dall’uscita definitiva dell’Italia dall’epopea ottocentesca e dura fino alla fine degli anni ’70. Caratteristica del Partito ideologico quella di avere delle figure di riferimento rappresentate come altissimi esponenti della cultura, filosofi, statisti, letterati, che interpretano la società e traducono le pulsioni della storia. La loro distanza intellettuale dal resto della massa è siderale. Anche perché la massa che accetta quelle figure di riferimento del Potere è in maggioranza analfabeta. Assomigliano tutti a presidi di liceo classico. La soggezione nei confronti della massa viene esercitata non più, come avveniva nel passato tramite la vicinanza a Dio e all’emanazione di Dio,o al rischio di commettere peccato mortale, ma con la consapevolezza del Sapere: la nuova religione ottocentesca. La sudditanza viene esercitata attraverso l’esibizione della sapienza e della conoscenza, ovvero come ostentazione di essa. La modalità di diffusione della conoscenza si avvale soprattutto della carta stampata. Anzi, probabilmente l’invenzione della stampa e il suo uso per divulgare idee e informazioni è all’origine reale di questo periodo. Siano essi giornali, Organi di Partito o libri, questi mezzi di comunicazione alla massa presentano tutti la stessa caratteristica di essere monodirezionali, presentare una struttura logica precostituita rigida, elaborare idee e concetti in maniera strutturata. Alla genesi di queste produzioni stanno intellettuali formati per elaborare idee e concetti ed esprimerli in una forma e una sintassi propria. Questo periodo, nel nostro paese inizia il suo declino verso la fine degli anni ’70.  In Italia coincide anche col momento del cosiddetto  assalto al cielo, ovvero il conflitto fra le istanze ideologizzate e il pragmatismo contingente.

Si entra in una fase di metamorfismo ove i Partiti, precedentemente fondati su questo ruolo carismatico del leader,  gradualmente mutano il proprio personaggio, mantenendo un modello di persona comunque eccezionale: per moralità, per sobrietà, per competenza. Permane comunque la rappresentazione della modalità di scontro ideologico nella scena politica. La competizione politica viene rappresentata come scontro, ovvero due concezioni del mondo lontane ed incompatibili fra loro. La massa si deve dividere fra due modi diversi di prospettare il futuro per l’Umanità. Ovviamente, come sempre, la massa si divide soprattutto in funzione del gradino che occupa all’interno della scala sociale.

Con la fine della guerra fredda, quindi alla fine degli anni ’80, tramonta definitivamente questo modello di partito politico e viene alla ribalta un nuovo modello: Il Partito Televisivo, merito anche della diffusione capillare di questo nuovo strumento di comunicazione alla massa, la televisione, e della sua diffusione superlativa: la televisione pluralista e le televisioni private.

Il leader, in questo caso, è fondamentalmente un personaggio televisivo. In forza del ruolo importante che svolge adesso la televisione, autentico sostituto della comunicazione dei giornali e dei libri, essa impone la sua dittatura, imponendo i suoi personaggi secondo il suo taglio. Inutile dire che ne trarrà i massimi benefici in termini di raccolta di consenso chi avrà la migliore entrata nello strumento televisivo. Le persone non esistono e neppure le idee, esistono solo Personaggi. Come un’immensa serie televisiva tutto viene tagliato in loro funzione: tutto viene misurato con il sondaggio, giudice insindacabile della bontà del lavoro svolto fino a quel momento. La partecipazione o meno a un confronto politico è dipendenza del sondaggio del momento: se è favorevole si declina, altrimenti si partecipa. Per alzare il punteggio in un sondaggio sfavorevole vale bene qualunque promessa o azione, fino a  ravvisare talora, in cai estremi, imbrogli veri e propri.

I programmi, le proposte, le leggi non esistono più. Essi sono solo funzione del consenso che otterranno. L’antesignano di questo modello ovviamente viene da oltreoceano: è Ronald Reagan, prima ancora che essere presidente è stato un modesto attore di cinema e spia dell’FBI durante la caccia alle streghe. Egli riesce a vincere la guerra fredda con uno stratagemma da cinema di fantascienza di quart’ordine. Adotta e fa suo il termine: Impero del Male. Quella esagerazione filmica, del tutto slegata da qualunque riferimento concettuale, da qualunque costrutto intellettuale, come sarebbe stato imposto negli anni precedenti, è talmente dirompente sui milioni di encefali occidentali intorpiditi da 40 anni di narcolessia televisiva e cinematografica da scatenare subito un effetto catartico. In breve tempo anche in forza della potenza del messaggio trasmesso, si dissolve l’Impero del male, con ignominia e vergogna. Traspare evidente che la precedente epoca ideologica era valsa solo per tenere in piedi una teoria dall’architettura effimera, buona solamente per milioni di masse incolte e vilipese, lasciandogli l’unica cosa che viene concessa dai loro padroni: aspirare al futuro.

Nel nostro paese questa fase è separata in maniera marcata dal periodo detto di Mani Pulite che, tolti gli annebbianti orpelli ideologici dell’epoca precedente, mette a nudo una realtà fatta di intrallazzi, corruzione, appropriazione di denaro pubblico. Più probabilmente , già l’uso mediatico che viene fatto di quei processi, e l’importante impiego di mezzi audivisivi utilizzato nel corso del dibattimento dal Pubblico Ministero di punta è l’anticipazione del periodo che seguirà. Non interessano più le fumose e logorroiche arringhe degli avvocati, l’attenzione del pubblico viene rapita dalle proiezioni audiovisive e dalle animazioni di cui il Pubblico Ministero si avvale per ricostruire le vicende giudiziarie di quei processi.

Lungi dal moralizzare il sistema, ManiPulite diviene il viatico attraverso il quale si consegna invece il Paese al mentore di questa nuova fase Sociale: Il Partito Televisivo

Il Partito Televisivo non ha bisogno di strutture democratiche: i Personaggi non conoscono democrazia ma leadership. In realtà i militanti diventano followers di quel Partito e possono solo aspirare alle coreografie, anche quando occupano i livelli più importanti dell’organizzazione. Essi fungono solo da contorno al personaggio principale. Non è necessario scrivere un Programma politico e  un indirizzo economico. L’importante è avere buoni writers per il copione di scena e autori per le coreografie sonore e filmiche. Il Personaggio non ha avversari ma nemici. Uno di questi è proprio quel Pubblico Ministero, che si era messo in luce all’inizio degli anni ’90 divenendo personaggio egli stesso. Lo scontro ideologico non è una elaborata prefigurazione di  un progetto di mondo contro la sua alternativa ma una più generica battaglia del Bene contro il Male.

Se finisce il Personaggio finisce la fortuna del Partito; come in una serie scalcinata di Dallas, J.R. dovrà apparire sempre e comunque brillante, seducente e perfido. Per esso non esistono mezze misure o lo si ama o lo si odia.

Anche per questo si ricorre a costose e patetiche opere di ringiovanimento sia fisico che del personaggio in se. Le vicende di un arzillo quasi ottantenne, sanno più di soap opera e di scalcinata commedia all’italiana che di politica. E’ questo il segno del Periodo Televisivo. Le più o meno squallide avventure a luci rosse completano il quadro dissacrante del personaggio. L’avventura televisiva continua fino alla prossima puntata.

Dopo circa un trentennio, si avverte lo scricchiolio del Periodo Televisivo: Un nuovo fronte si sta prospettando nel contenzioso sociale: Il Periodo del Network. Controllare questo fenomeno ed incanalarlo nell’alveo dei meccanismi del Potere pare oggi l’imperativo categorico di alcuni. La censura pur ottenendo certi risultati non sembra essere la cura migliore.

Ecco prospettarsi allora un nuovo tipo di Partito: Il Partito del Network. Anche in questo caso causa efficiente di questo fenomeno è l’imposizione delle nuove tecnologie della comunicazione e il livello critico di distribuzione raggiunto all’interno della società. Nel modello del Network tutto si decide in rete, ci sono i social forum, i blogs, i meetup, esistono piazze virtuali, conferenze e dibattiti in rete sugli argomenti più vari, la possibilità di fare approfondimenti su qualunque aspetto in una maniera, una profondità, una diffusione, una possibilità di partecipazione come mai era accaduto fino ad oggi. La possibilità di acquisire conoscenza su qualunque argomento.

Si viene a sapere tutto di tutti e, quello che è più importante, quello che ci dicono attraverso gli organi ufficiali di informazione esterni alla rete (televisioni, giornali) o sono cose datate prese comunque in rete, o sono falsità, o peggio ancora si tratta di propaganda. Anche per questo la televisione e i giornali entrano irrimediabilmente in crisi. E’ tempo che il network entri nella televisione, la faccia sua e la trasformi in qualcosa di nuovo. La democrazia del network finisce dove comincia però la visibilità nostra e quella degli altri. Fino a che punto un sistema è democratico nel network dipende da quanto il blogger vuole darci spazio. Il Blogger diventa la nuova forma di leadership, un’evoluzione del Personaggio Televisivo, più dissacrante e più diretto. I formalismi, obbligatori col modello Televisivo, lasciano spazio a modalità di relazione più immediate e informali.

Il Partito del Network si configura così per essere da una parte un luogo di incontro e dibattito aperto a tutti, dall’altra una struttura verticistica di cui non si conoscono fino in fondo contorni e limiti. Il Partito del Network conserva il bisogno di avere comunque un leader televisivo, che riesca a sfondare i video, proprio perchè la modalità di relazione con gli altri, con la massa, avviene appunto attraverso un video, filmati, animazioni.

Tuttavia a differenza della televisione la comunicazione non è unidirezionale. La comunicazione bidirezionale consente un contatto costante, o meglio la sua percezione, fra la massa e il suo leader.

Il Partito del network adotta le mode, le fraseologie, i miti e le credenze che provengono dalla rete: le cure vegane, i cerchi nel grano, le scie chimiche, il signoraggio bancario, la coltivazione della canapa, gli esperimenti segreti militari sui campi elettromagnetici. Così come adotta le battaglie per l’ambiente in Val Susa, il MUOS, la Gronda. Tutte voci che l’oligarchia televisiva aveva ammutolito. Riesce a dare voce a quelli che erano stati ridotti al silenzio da un apparato totalitario (effettivo) inserito in un impianto democratico (ipotetico).

A prescindere, il Partito del Network si trova adesso ad un divario: o limitarsi a diventare rappresentante della rete e dei messaggi che provengono da essa e delle comunità che in essa si rappresentano, farne strumento per creare un nuovo orpello di Potere o caratterizzare un nuovo modello culturale e di società con la quale disegnare un nuovo Stato a rappresentanza dei cittadini, poiché i vecchi modelli ormai datati mostrano i segni del loro fallimento.

Il modello ideologico, arenato nell’ammirata contemplazione della perfetta realizzazione di se stesso mentre – “finalmente acquista una banca” – o fa affari con Daccò, intimamente convinto di aver realizzato una parte di quel Paradiso cui anelava,  il modello televisivo, impantanato nella squallida e patetica decadenza senile del suo Personaggio principale. Alla prossima dunque…

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