Ecco perché è aumentato il biglietto Atac

Dal libro Scurriculum di Paolo Casicci e Alberto Fiorillo (Aliberti Editore) una spiegazione del perché a Roma le municipalizzate devono aumentare i costi a carico degli utenti. E’ utile far circolare.

Servirebbe un elenco telefonico per mettere in fila tutti i figli e le mogli, i fratelli e i cugini, i generi e le suocere, le fidanzate e le amanti, gli amici e gli amici degli amici assunti in questi anni dal Campidoglio, dagli enti e dalle aziende municipalizzate del Comune di Roma. Nella maggior parte dei casi figure professionali a corto di curricula calzanti, ma forti di parentele o conoscenze importanti. Per tentare di mettere ordine in questa società dei magnaccioni è il caso di tornare indietro nel tempo. Partendo dalla lettera A: Alemanno Gianni.
Prima di diventare sindaco, l’ex segretario del Fronte della Gioventù è stato, sono parole di Massimo D’Alema, “il miglior ministro del Governo Berlusconi”. Il suo dicastero, preso in carica l’11 giugno 2001, è il Mipaf, agricoltura e foreste. All’esterno si presenta effettivamente con politiche avanzate, contrasta l’ingresso di frutta e cereali geneticamente modificati nel nostro Paese, incentiva le produzioni di qualità. All’interno coltiva il suo orticello seminandolo di pupilli, praticando uno spoil system esasperato, riempiendo tutte le caselle riempibili. Proprio all’inizio di quei cinque anni da “miglior ministro”, ad esempio, si dà all’ippica con assoluta dedizione nominando commissario straordinario dell’Unire (l’ente pubblico controllato dal Mipaf che gestisce le corse dei cavalli) Riccardo Andriani: è un vecchio camerata del Fronte della Gioventù, corrente rautiana (la “stessa” della moglie di Alemanno, Isabella Rauti). Il suo capo segreteria, proveniente da un analogo incarico con Gasparri, è il probiviro di An Ranieri Mamalchi (con Alemanno sindaco si sposterà all’Acea, municipalizzata del Comune per l’acqua e l’energia, a ricoprire il ruolo di responsabile affari istituzionali) che impone all’ufficio stampa dell’Unire un uomo di fiducia (fiducia ripagata con 100mila euro l’anno) e che in tempi più recenti, toh, ha festeggiato l’assunzione del figlio Edoardo in un’altra municipalizza del Comune, l’Ama. Altri fedelissimi cavalcano verso il Campidoglio insieme ad Alemanno. Dall’Unire arrivano Marco Mugavero e Raffaele Marra, il primo con un incarico presso il gruppo Pdl, il secondo alla direzione politiche abitative. Mentre l’ex Forza Nuova Mario Andrea Vattani, figlio dell’ex direttore Ice Umberto Vattani, dalla segreteria particolare del ministro trasloca alle relazioni internazionali e al cerimoniale del comune di Roma con un contratto da 488mila euro fino al 2013, 122 mila euro l’anno.
Un’inchiesta giornalistica di Corrado Zunino di Repubblica si sofferma brevemente su una fantastica creazione di Unire di quegli anni: Unirelab, laboratorio antidoping dell’ippica. “Nato sotto l’egida di Antonio Buonfiglio, sottosegretario alle Politiche agricole nel Berlusconi IV, è un inno al clientelismo di destra e allo spreco – scrive Zunino – Unirelab offre il minor numero di analisi in Europa al prezzo più caro. Il direttore sanitario è un sodale del primo Alemanno, quello di piazza: Paolo De Iuliis. Responsabile del personale è Silvia Saltamartini, sorella del deputato Pdl Barbara, stretta collaboratrice del sindaco. In questo laboratorio specialistico è arrivato da Espn Sudamerica un improbabile giornalista sportivo argentino, parente di De Iuliis (…). Nella greppia di Unirelab sono planati parenti della Saltamartini, fidanzate di assessori comunali. Nel 2003 hanno aperto una seconda sede a Pomezia: è in cronico deficit, ma è l’ideale bacino di raccolta delle clientele romane. E nella sede di Settimo Milanese la ristrutturazione di una villa per allargare i laboratori si è trasformata nella consegna di tre dépendance personali ai capi”.
La replica dei diretti interessati è sempre la stessa: solo normale spoil system, così fan tutti, a destra e a sinistra. Comunque la vera chicca dell’epoca ministeriale di Alemanno, l’ingaggio che esce dagli schemi, è quello assegnato a Franco Panzironi che conquista la posizione di segretario generale dell’Unire. Esperienza nel settore ippico? Zero. Non si può pero negare che sia un cavallo di razza nel terreno degli uffici di collocamento e che svolgerà molto bene il compito di trovare un mestiere a molte persone a Unire come ad Ama, l’azienda capitolina dei rifiuti.
Fino al 2001 il dottor Panzironi, area democristiana, è direttore generale di Lavoro Temporaneo, agenzia romana di lavoro interinale, che nel 2002 sarà acquisita all’80% da un’altra società che si occupa di reclutamento e selezione di personale per le imprese: Obiettivo Lavoro (bisogna appuntarsi il nome perché tornerà utile in seguito). Conosce Alemanno durante la campagna elettorale del 2001 e tra i due è subito amore, nonostante la diversa provenienza politica. Gianni gli chiede prima di aiutarlo a organizzare il suo futuro incarico da ministro e poi di mettere in piedi un laboratorio politico, una vetrina alemanniana nazionale; Franco si industria, progettando la Fondazione Nuova Italia (che nasce ufficialmente nel 2003) e soprattutto trovando i finanziatori e gli sponsor per farla funzionare a dovere. Della fondazione Alemanno è ovviamente il presidente, Panzironi il segretario generale e insieme a loro, tra i consiglieri, ci sono anche Antonio Buonfiglio (mentore di Unirelab) e il probiviro Ranieri Mamalchi.
Panzironi, intanto, è già commissario straordinario Unire dal 16 settembre 2002. L’ente per l’incremento delle razze equine è già un ronzino spompato prima del suo arrivo, lui non contribuisce a rianimarlo aumentandosi nel 2003 lo stipendio (con effetto retroattivo), affittando un immenso palazzo sulla via Cristoforo Colombo per trasferirci la sede (canone annuo: 1,5 milioni), assumendo personale senza concorso, distribuendo centinaia di migliaia di euro in consulenze esterne (molte delle quali affidate a persone del giro An). Azioni che attirano a più riprese l’attenzione della Corte dei Conti e, nel 2007, anche quella del Gup del Tribunale di Roma Claudio Mattioli che lo rinvia a giudizio per abuso d’ufficio e falso ideologico. In seguito sarà assolto e in appello finirà in un nulla di fatto, per vizi procedurali, anche una sentenza avversa della Corte dei Conti che metteva in dubbio la legittimità di un ricco contratto stipulato da Andriani e successivamente avallato da Panzironi. “L’Unire – accusano i magistrati contabili – ha sponsorizzato con 50.000 dollari la Citizens Columbus Foundation entità di diritto americano la cui attività non aveva alcuna attinenza con il mondo equino e ha incaricato una società presentata dalla Citizens Columbus Foundation e priva di qualsiasi esperienza e contatto con il mondo del cavallo, sia in Italia che negli USA”, di organizzare un road show a stelle e strisce per la modica somma di “euro 232,599,77 + euro 58.149,93 a titolo di IVA”. Obiettivo: trasmettere alcune corse italiane negli Stati Uniti per consentire agli americani di puntare sulle nostre gare. La scommessa è persa, ma questo tour statunitense, dichiarano nella memoria difensiva Andriani e Panzironi, è più che giustificato: “Le difficoltà che hanno impedito l’immediata realizzazione del progetto di giocare negli Usa sulle corse italiane, derivano essenzialmente da problemi inerenti il totalizzatore che non era gestito dall’Unire”. Mentre la sponsorizzazione alla Columbus Citizen Foundation che organizza le celebrazioni del Columbus day – secondo gli avvocati della difesa – è motivata dall’importanza della manifestazione “dichiarata fin dal 1984 festa nazionale degli USA in onore della nazione italiana e dal fatto che il ministero vigilante (Mipaf) condivise la valutazione positiva del progetto tanto che il Ministro on. Alemanno partecipò con l’Unire alle celebrazioni colombiane anche al fine di dare maggior peso e prestigio alla presenza in Usa dell’ente”.
Alla voce “affetti da febbre da cavallo” può essere invece ascritta l’idea di realizzare un talk show sull’ippica destinato al canale 220 di Sky e a Unire Tv, chiamando per la conduzione nientepopodimeno che Bruno Vespa. Il Porta a Porta per quadrupedi (una sorta di stalla a stalla) va in onda tra il 2004 e il 2006 (in alcuni casi addirittura in diretta) con puntate dai titoli accattivanti: I teatri dello spettacolo ippico, Da Ribot a Rakti: le imprese dei più grandi campioni dell’ippica italiana, L’allevamento italiano d’eccellenza, Il cavallo fattore trainante di sviluppo economico. Il costo dell’operazione talk show è di oltre un milione e mezzo di euro, l’insieme dei programmi televisivi su Unire Tv e Sky costa 30 milioni di euro, l’audience è prossima allo zero.
Siamo a maggio 2006. Alemanno lascia il ministero e il suo successore, Paolo De Castro, altra sponda politica, comincia a fare le pulci all’Unire che ormai ha accumulato un rosso di decine di milioni di euro e che viene per questo sottoposto nuovamente alla gestione controllata. Il neocommisario avvia subito la procedura di rimozione di Franco Panzironi, segnalando che il bilancio dell’ente è disastrato, che molte scelte prese dalla dirigenza sono censurabili, che il contratto di assunzione del segretario generale prevede espressamente la revoca dell’incarico in caso dell’accertamento di “gravi responsa¬bilità e per i risultati negativi dell’attività amministrativa e della ge¬stione”. In pratica è una lettera di licenziamento che Panzironi evita dando le dimissioni il 2 aprile 2007. Mossa astuta che, come ricorda la Gazzetta dello Sport, “gli dà diritto, per legge, a fronte del ricco contratto in essere fino al 2008, a una buonuscita da 7 a 10 mensilità, ovvero dai 210 ai 300 mila euro”.

Tuttavia chi non muore si risiede. Ad aprile 2008 Alemanno batte nell’urna Rutelli ed è sindaco di Roma. Panzironi è stato uno dei principali motori della campagna elettorale e dopo la bella esperienza a Unire è pronto a tornare in pista. Succede puntualmente pochi mesi dopo, ad agosto 2008, quando Alemanno lo nomina amministratore delegato di Ama, l’azienda capitolina dei rifiuti, definendolo il capo di un dream team che farà tornare Roma pulita. Chi lo conosce sa che Panzironi non perde mail il buonumore e ha uno spiccato senso dell’umorismo: chissà quanto avrà fatto ridere i suoi amici spiegando lo stretto legame tra la sua precedente esperienza all’incremento delle razze equine e quella attuale allo smaltimento dell’immondizia.
Eppure un filo conduttore c’è ed è quello dei posti di lavoro. S’inizia col figlio, Dario Panzironi, preso a gennaio 2009 nella segreteria del sindaco Alemanno con un contratto da 63.490 euro lordi l’anno e, senza paura d’esagerare, assunto anche come dirigente del Servizio sviluppo immobiliare e locazioni temporanee dell’ente statale Eur Spa (partecipato al 20% dal Comune). Si prosegue con l’ad di Ama che porta con sé quattro dipendenti Unire, tra cui Laura Rebiscini, la conduttrice di Unire Tv che nel frattempo è stata chiusa dalla nuova dirigenza dell’ente ippico. Si va avanti con Giovanni D’Onofrio e Patrizia Caracuzzi, che stavano al Mipaf con Alemanno. Il primo, dopo due consulenze per Ama da 45mila e 27mila euro nel 2008, viene assunto come dirigente del servizio legale di Ama, pur non essendo avvocato e la decisione costa a Panzironi una letteraccia del presidente dell’ordine degli avvocati di Roma in cui si rammenta che “a capo dell’Ufficio legale deve essere posto un professionista iscritto nell’elenco speciale”. La seconda, dopo una consulenza nel 2009 da 50mila euro, è nominata capo della segreteria di Panzironi, quindi assunta nel giungo 2010 a 80mila euro come quadro, livello che prevede il possesso di una laurea che lei non ha.
E fin qui siamo all’ordinaria amministrazione: si può negare a chi ha un posto di grande responsabilità di costruirsi uno staff composto da persone di fiducia? Poi scoppia la grana Stefano Andrini, l’ex estremista di destra condannato a tre anni per “concorso in lesioni aggravate”: nel 1989 col fratello gemello Germano aveva pestato a sangue due ragazzi di sinistra davanti al cinema Capranica a Roma. Lavora già ad Ama e viene promosso amministratore delegato di una controllata, l’Ama Servizi Ambientali. Nella capitale molti polemizzano per il suo passato non proprio cristallino, ma il problema è il curriculum: Andrini ha la formazione professionale giusta per fare l’ad? Il sindaco Alemanno, da molti ritenuto vero sponsor dell’operazione che altro non sarebbe che una ricompensa per l’impegno in campagna elettorale dei vecchi commilitoni, minimizza la vicenda sostenendo che Ama Servizi non è una corazzata, ha solo 13 dipendenti diretti e un fatturato di 24 milioni di euro, appena il 3,3% del volume d’affari complessivo di Ama. In ogni caso il sindaco passa la palla a Panzironi, “perché è lui che ha verificato i requisiti tecnici di Andrini e l’ha ritenuto idoneo a risanare questa società ridotta ai minimi termini dalle precedenti gestioni”. E Panzironi, in effetti, spiega in un’avvincente intervista a un quotidiano della capitale la qualità della verifica dei requisiti tecnici di Andrini: “Non conoscevo la storia di Andrini, non sono tenuto a sapere tutto. Andrini deve rispondermi solo professionalmente, per me è un normale dipendente che ha lavorato bene in Ama, altrimenti bisognerebbe respingere tutti, ognuno ha qualche pecca”. A questo punto l’intervistatore chiede: perché ha lavorato bene? cosa ha fatto? “Nella sua attività ha dimostrato capacità”. Faccia qualche esempio? “Non devo fare esempi”. Ma l’ha detto lei che ha lavorato bene? “Non so più che dirle. Basta prendere il curriculum. E poi io rispondo per l’Ama, non voglio rispondere per ogni dipendente”.
Questo capitolo si chiude, 116 giorni dopo la nomina, con le dimissioni di Andrini (evidentemente il curriculum non era da manager), mentre altre storie sembrano una replica di episodi già visti ad Unire. Il salario di Panzironi per prima cosa. Stavolta non se lo aumenta, ma cumula due retribuzioni, quella di Ad di Ama da 380mila euro e quella di una controllata, la Multiservizi, da 165mila euro: totale 545 mila euro annui. Una somma talmente legittima che, quando il Corriere della Sera offre quelle cifre in pasto ai lettori, Panzironi si affretta a lasciare Multiservizi e il doppio stipendio. Pure sulle consulenze ci sono analogie (l’ad ha firmato direttamente 33 determinazioni che distribuiscono 1.730.226 euro a società e professionisti esterni all’azienda) e perfino sull’arredamento: c’erano tappeti preziosi nel suo ufficio all’Unire, ci sono tappeti preziosi nell’ufficio dell’Ama, ufficialmente acquistati per 10mila euro per coprire il parquet che avrebbe avuto bisogno di qualche rattoppo.
Tutto sommato fin qui è filato tutto liscio. L’affare s’ingrossa quando tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 Obiettivo Lavoro (la società che nel 2002 aveva rilevato l’azienda di Franco Panzironi) compare tra le vincitrici di una gara per selezionare personale per l’Ama. Sono i prodromi di parentopoli, che scoppia ufficialmente alla fine del 2010 quando la Corte dei Conti e la Procura di Roma aprono parallelamente due indagini sulle centinaia di assunzioni facili all’Ama e all’Atac, l’azienda romana del trasporto pubblico. In soli 3 anni, grazie a un uso disinvolto delle agenzie interinali (soprattutto Obiettivo Lavoro e Consorzio Elis, azienda vicina all’Opus Dei) arrivano da una parte 871 netturbini e 75 impiegati e dall’altra 400 autisti e oltre 450 dipendenti in varie mansioni. Non male per due società in crisi.
Il riscorso agli interinali, comunque, è una pratica, diffusa da anni e che si tramanda di amministrazione in amministrazione: le società del settore forniscono personale alle aziende in cambio di una percentuale sulla retribuzione di ogni addetto e le aziende pagano volentieri quel surplus che gli consente di aumentare l’organico anche per brevissimi periodi (emergenze o carenze di organico impreviste) e di evitare qualsiasi grana legale, visto che i salariati in affitto sono legati contrattualmente con chi li recluta e non con l’impresa dove svolgono effettivamente la loro attività. Il fatto nuovo per i magistrati sta, semmai, nell’abuso di questo sistema e l’ipotesi è che possa essere stato utilizzato per evitare i concorsi obbligatori per legge e assumere poi con calma, e senza il polverone che potrebbe sollevare la chiamata diretta, una bella infornata di raccomandati.
L’inchiesta, che si arricchisce quotidianamente di nuovi particolari, durerà probabilmente a lungo, ma già oggi un filone di indagine si avvia a conclusione. Riguarda alcune decine di assunzioni fatte dall’Ama a chiamata diretta, prima che, alla fine del 2008, entrasse in vigore la legge Brunetta per le pubbliche amministrazioni che limita la discrezionalità in materia di reclutamento del personale. Sembra proprio, però, che in Ama la legge Brunetta sia stata aggirata: 41 persone sarebbero state assunte con chiamata diretta nel 2009, ma la determinazione del Cda che le ratifica in blocco sarebbe stata retrodatata al 20 ottobre 2008. La cronaca romana del Corriere della Sera pubblica un po’ di curricula dei 41: “Ci sono l’ex estremista di destra Stefano Andrini e Luca Panariello (responsabile Urp del Campidoglio, fedelissimo di Alemanno: è a fianco al sindaco, nelle foto della vittoria elettorale del 28 aprile 2008), la ex segretaria di Panzironi all’Unire Gloria Rojo, Costanza Drigo (prima assunta al gabinetto del Comune e poi in Ama, dalla quale se n’è andata), la figlia di Carlo Pietropaoli, assessore PDL al XIX Municipio (anche lei andata via); Antonio Bettidi, candidato del PDL in IX Municipio e poi distaccato nello staff del Campidoglio, e responsabile della sezione Roma sud del “Popolo di Roma”, movimento vicino ad Alemanno. In quello stesso giro di nomine, ci sono Francesca Fratazzi, collaboratrice di Dario Rossin (ex capogruppo PDL al Comune, oggi a La Destra), Fabrizio Mericone considerato vicino al deputato PDL Fabio Rampelli, tutti assunti nel 2008 e Valentina De Angelis, amica della figlia di Panzironi. Nel mirino dei magistrati, altre assunzioni «illustri», datate ufficialmente 2009: come quella di Edoardo Mamalchi, figlio di Ranieri, ex capo segretaria di Alemanno all’Agricoltura e oggi in Acea; Armando Appetito, il genero di Panzironi; Ilaria Marinelli, figlia dell’ex caposcorta di Alemanno Giancarlo (l’altro figlio, Giorgio, è assunto in Atac); Fabio Magrone, ex collaboratore dell’eurodeputata PDL Roberta Angelilli; Irene Lo Prete, ex candidata PDL in XV Municipio…”.
Immediate le precisazioni, i distinguo, le puntualizzazioni. Panzironi parentopoli la commenta così: “Ma se io conosco uno che è ingegnere nucleare, bravo, che faccio? Non lo chiamo a lavorare perché lo conosco? Questo è il criterio meritocratico”. Alemanno invece, che in principio, aveva definito tutta la vicenda una montatura politica, si smarca dalla figlia del suo caposcorta dicendo di non averla mai vista in vita sua. Poi scopre di aver partecipato a sua insaputa al matrimonio di Ilaria Marinelli, quando spunta una foto che lo ritrae in prima fila alla cerimonia insieme alla moglie Isabella Rauti. “So che sembra strano – dichiara il sindaco all’Ansa – ma chi mi conosce può testimoniare la vita che faccio e che spesso mi porta in situazioni in cui mi guardo intorno e non mi rendo esattamente conto di dove sto. Quando sono andato al matrimonio di quella ragazza, ero convinto di essere alle nozze del figlio pugile del mio caposcorta. Poi ho visto la foto e ho detto: Oh diavolo! Davvero non sapevo di essere al suo matrimonio, ma capita. Si può accusare la mia lucidità, ma non la mia buonafede”. Quanto alle assunzioni sospette che riguardano persone del suo staff, il primo cittadino aggiunge: “Se si pensa che un sindaco o un ministro possa avere conoscenza di tutto quello che avviene nel proprio gabinetto, commette un errore molto forte. Il che non assolve dal non sapere, ma è un qualcosa che purtroppo accade. E’ successo a Veltroni con il suo caposcorta e a me con il mio”.
Guarda caso un altro che ha assunto il genero a sua insaputa è proprio Panzironi, che Armando Appetito non lo conosceva proprio. “Quando è stato assunto neanche mia figlia lo conosceva – assicura l’Ad di Ama – Poi è nato l’amore e dopo qualche mese un figlio”. E sempre l’amore il criterio guida anche di tante assunzioni all’Atac, come sottolinea su Repubblica Giovanna Vitale: “Generi, nuore, mogli di politici, dirigenti, sindacalisti. Persino una splendida cubista mora – enumera la giornalista – C’è un po’ di tutto fra le 854 assunzioni disposte negli ultimi due anni dalle aziende del trasporto pubblico romano, dal 2009 accorpate in un unico colosso da 13mila dipendenti e debiti a breve verso le banche per 360 milioni. Una pletora di gente dal curriculum spesso incerto, ma piazzata quasi sempre in posti di comando. Nel mirino è finito il sindaco Gianni Alemanno che, accusato dalle opposizioni di alimentare una indegna parentopoli (…) vuole dimostrare che l´occupazione clientelare delle ex municipalizzate non l´ha certo inventata lui, trattandosi a suo avviso di pratica già diffusa sotto le giunte Veltroni e Rutelli. I fatti denunciati però riguardano l´attuale amministrazione. E spulciando l´elenco dei dipendenti più recenti è possibile ricostruire alberi genealogici e stati di famiglia, legami di sangue, matrimonio o più banalmente politici. C´è Patrizio Cristofari, genero dell´ex ad Adalberto Bertucci, che con un diploma da perito tecnico è assurto alla guida dell´area Mantenimento opere civili e impianti, e l´avvocato Claudia Cavazzuti, capo del settore Normativa e disciplina, moglie del senatore berlusconiano Stefano De Lillo nonché cognata di Fabio, assessore capitolino all´Ambiente. E ancora Stefania Fois alla Direzione Comunicazione, compagna del deputato pdl Marco Marsilio, già capogruppo capitolino di An: un trascorso da pittrice documentato sull´omonimo sito internet, ma soprattutto – tiene a precisare – 13 anni di lavoro alle Ferrovie Nord di Milano. Chi però ha decisamente fatto bingo è il segretario regionale della FaisaCisal autoferrotranvieri, Gioacchino Camponeschi, gran sostenitore del sindaco Alemanno, che oltre alla moglie Flavia Rotondi è riuscito a sistemare nella società del trasporto locale pure la figlia Sarah. E siccome la politica, lavoro precario per definizione, è parente stretta del familismo, ecco spuntare un bel posto fisso per l´ex vicesindaco di Guidonia, Mauro Lombardi, e per quello in carica di Montelibretti, Marco Bernardini. Sebbene poi il caso più clamoroso è un altro: Giulia Pellegrino, passato da cubista e calendari sexy, una delle “sister” del tg local-sportivo 50º minuto, pare assai cliccato su You Tube. Lei nega la qualifica ma rivendica quella di “hostess nei locali notturni della capitale, accompagno i clienti ai tavoli”, dice. Ammette di lavorare in Atac, “sono una delle tante segretarie del direttore industriale Marco Coletti”, e di non volere un impegno più gravoso perché “dopo le otto c´ho da fare”.
Di Panzironi si diceva che non perde mai il buonumore. Effettivamente in piena tempesta parentopoli l’episodio della cubista stimola la sua ironia: “Assumere fidanzate e cubiste è un errore: Ma che fai? Ti metti l’amichetta in azienda, così sei costretto a vederla tutti i giorni?”. Alla fine dopo un lungo tira e molla molti cognomi famosi (non tutti) si sono dimessi o sono stati dimissionati. Si congeda, per il momento, anche Franco Panzironi con l’amarezza di non essere stato difeso a sufficienza dall’amico Gianni e rammaricandosi del fatto che non è stato valorizzato a sufficienza il suo grande impegno per il pieno risanamento dei bilanci dell’azienda, per rendere più pulita Roma e per far fare un salto di qualità alla gestione cittadina dei rifiuti. Girando per la Capitale, guardando la sporcizia per strada e analizzando le performance della raccolta differenziata sorge il dubbio che forse se ne è parlato poco perché poco c’era da dire.
Roma nel frattempo sta scoprendo altre parentopoli all’Ente Eur e si interroga sul mare di collaborazioni esterne del Campidoglio (circa 200 al costo di 18 milioni di euro in meno di due anni). E meno male che il sindaco Alemanno, nel comizio conclusivo della sua campagna elettorale a Piazza Navona, aveva salutato con gioia l’arrivo di un temporale: “Questa è la pioggia che è venuta a bagnare Roma, per lavare la capitale dall’affarismo e dai gruppi di potere”.

Questa voce è stata pubblicata in Rassegna Stanca e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

7 risposte a Ecco perché è aumentato il biglietto Atac

  1. Cerullo dr.Vincenzo ha detto:

    quello che è successo al Comune di Roma con Alemanno e prima ancora con Rutelli(discorso a parte per la Regione della Polverini)è reato continuato. Ma noi poveri cittadini cosa possiamo fare ?. Niente !. Io personalmete, dalla morte del grande E.Berlinguer, dopo aver stampato nel cuore la sua immagine e le sue profetiche parole di deviazione del P.C.I., non sto più andando a votare. La corruzione è un cancro assolutamente inguaribile. Cerullo dr.Vincenzo valerianadia@virgilio.it

    • francesco ha detto:

      Il cancro della corruzione pensa di debellarlo non andando a votare? Se la popolazione non si occupa di politica, è la politica che si occuperà di loro.

  2. Maurizio ha detto:

    La feccia fascista ha dato il colpo di grazia a questa martoriata città.

  3. andrea ha detto:

    sono stati assunti 400 autisti in atac con parentopoli? guardi io sono un autista e sono anni che non ci danno ferie per la mancanza di autisti, forse non lo so ma in atac sono tutti impiegati. Magari fossero stati autisti,almeno nella follia avvrebbero assunto dove serviva!

  4. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  5. alemanno e’ un pericolo. ponte della musica, ara pacis augustae…

    brava!🙂

  6. lerane ha detto:

    Reblogged this on bicisnob.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...