….DUE O TRE COSE CHE SO DI LORO…

i due volti dell'antipolitica

i due volti dell'antipolitica

Alcuni anni or sono mi trovai, per casualità di vita, a trascorrere alcuni lustri  ad Alessandria.  Lì avevo un buon lavoro, avevo preso casa  e lì conducevo la maggior parte della mia vita.  Data la mia buona predisposizione a legare col prossimo mi trovai ad aver molti amici e conoscenze. Una fra queste mi segnò particolarmente. Si trattava di una persona con la quale lavoravo assieme, impegnato in politica  era il segretario del partito cattolico cittadino di riferimento. Eravamo nel ’92, Manipulite era agli esordi, l’orizzonte politico mutava in continuazione.

Nel giro di pochi anni tutti i partiti politici avevano cambiato il loro nome e continuavano a rinnovarlo con frequenza inquietante. Assieme al nome e al simbolo molti avevano perso per strada la loro identità, i punti di orientamento che avevano caratterizzato la politica fino agli anni ’80, talora spietati ma leali, sembravano dispersi come polvere al vento.  Non era più importante essere comunista o democristiano, queste categorie non avevano più ragione di esistere. Togliatti forse non era mai esistito, De Gasperi può darsi, ma mooolto diverso da come ce lo raccontavano…

Questo personaggio, nella difficoltà contingente del momento che vedeva quotidianamente falcidiare le file della dirigenza del suo partito dai mandati di comparizione, sembrava trovarsi a suo agio. Con la politica aveva messo su casa, e che casa ! Si era fatto perfino un campo da calcio, giocando sulle concessioni elargite per i Mondiali in Italia. Assieme a lui, per me digiuno quasi totale o con delle idee antiquate , imparai molte cose su come funzionava la politica anni ’90. Gli dovevo essere simpatico, perché non mancava occasione di portarmi appresso e presentarmi i suoi amici. Io, benché mi sentissi e mi senta tutt’oggi distante da quella connotazione politica, compresi e colsi la possibilità di imparare qualcosa di nuovo su quel mondo e  accettai. Mi insegnò come si moltiplica la ricchezza mediante la politica con il trucco delle modifiche al piano regolatore.

Mi presentò i “capibastone” locali (li chiamavano così), fondamentali per mandare avanti il proprio uomo: personaggi dall’abbigliamento incerto: pantalone blu scuro , maglione marrone a V, camicia a quadrettoni, stivaletto nero. Lo spiccato accento, che anni di Piemonte non avevano mitigato, tradiva le loro origini. Questi convogliavano svariate (ma svariate…) migliaia di voti; ma non solo: all’occasione, durante le conferenze pre-elettorali dell’uomo in Pectore, erano in grado di riempire una sala di teatro con torme di fedelissimi i quali si presentavano in giacca e cravatta o con vestiti più dimessi a seconda del tipo di Convegno e dell’argomento: più eleganti nel caso di un argomento rivolto a enti locali, principi etici o mondo della scuola più dimessi per incontri sul mondo del lavoro. Ricordo che incredulo volli partecipare ad alcuni di questi convegni e vidi di persona la truppa di “picciotti che si presentava allineata e coperta all’appuntamento. Questa capacità logistica veniva certamente apprezzata, dal politico, solitamente originario del luogo, che concedeva loro ampi margini di manovra sulla gestione del bene pubblico. Uno di questi capibastone, un usciere ex-pugile con un passato nella corrente andreottiana,  per esempio, aveva in “gestione” , fra le altre cose, le Autostrade: tutti i posti da casellante fra Alessandria, Asti e Torino dipendevano da lui: un usciere (!). Un posto lì significava venire da una famiglia a lui “affiliata”; con tutto il “gadget”  che ne consegue: voto assicurato, partecipazione ai convegni, tessera del Partito pro domo sua.

L’altro “capobastone”, era noto per sistemare le diatribe politiche all’interno delle varie “correnti” con una macchinata di amici targata CZ. I suoi sistemi, rudi ma efficaci , gli valevano rispetto, deferenza e forse anche un pizzico di ammirazione, un uomo di “statura” nonostante fosse un brachitipo di 155 cm al massimo per 150 di circonferenza. Questi figuri procedevano con una navigazione di “basso profilo” sostenendo pubblicamente il Rappresentante politico purosangue Astigiano o Alessandrino ma concordando con  questi la spartizione del territorio e dei centri di potere. In meno di 10 anni Asti ha subìto una speculazione edilizia senza precedenti:  intere aree agricole grandi come svariati campi di calcio sono state sostituite da palazzi, villette a schiera,  capannoni, magazzini, centri commerciali.

Tornato a “casa” dopo alcuni anni, mi dissi che in una grande città tutto sarebbe stato diverso, certe cose accadevano perchè si trattava di piccole cittadine di Provincia. Ma nel cuore pulsante di una città, dovevano esserci regole ferree (e poteri forti)  e una cultura dinamica che, a differenza del provincialismo snob-campagnolo, non avrebbero lasciato spazio ai “maneggioni”. Conobbi poco tempo dopo un degno rappresentante di un partito collocabile fra l’ambito cattolico e il progressismo, così impegnato nel suo “ideale” da scordarsi troppo spesso del suo lavoro. Invero si trattava di una persona con una qualifica non importante, tuttavia possedeva, a differenza dei Dirigenti, uno studio personale, con scrivania, pianta di ficus, PC e Portatile. Da quell’ufficio organizzava la sua “attività” politica, facendosi latore di questo o quel Personaggio pubblico. Talvolta ebbi forte l’impressione che fosse più importante del Caposervizio in persona, il quale, nei suoi confronti, mostrava un rispetto e una deferenza talora imbarazzanti.

Era sempre in giro e non lo si trovava quasi mai al lavoro. Una volta qualcosa gli andò storto: mentre tornava a casa, venne raggiunto e duramente bastonato da una squadra di picchiatori mandata apposta.

Non se ne seppe mai nulla, anche se, in una città dove troppo spesso di questi tempi si mormora di cosche e ‘ndrine, i sospetti ormai sono d’obbligo.  Rimasi sconsolato, con la quasi certezza che l’unica alternativa fosse emigrare, persi qualunque fiducia nella politica. Sono diventato un fautore dell’antipolitica ? non lo so !

Adesso l’antipolitica è diventata di moda, a tal punto che non si sa bene  neppure più cosa sia di preciso !  Sono forse i grillini e il movimento 5 stelle ? sono gli abitanti della Valsusa, subito ribattezzati NIMBY,  con la loro lotta “anacronistica” contro la tecnologia TAV ? Sono tutti quelli che chiedono la riduzione di stipendio ai Parlamentari ? O sono i 26 Parlamentari che hanno fatto il ricorso contro l’abolizione dei vitalizi ?

Il linguaggio dell’antipolitica è così “di moda” che perfino vecchi attori della politica, e i loro fidi epigoni se ne servono per tentare il colpaccio ! Dando ampio margine alla creatività dei loro Staff, fondano movimenti dai nomi e simboli fantasiosi (sempre richiamandosi al nuovo  a voler cancellare il vecchioe ai cittadini…surrogato moderno della vecchia retorica sul popolo), cercano di presentare un’immagine giovanile occupando gl spazi concessi dalle nuove tecnologie dell’informazione (Blog , Facebook, Siti internet, Youtube), recitano come un mantra le parole d’ordine dell’antipolitica più arrabbiata; sembrano davvero autentici ! ma sono finti ! ma non è questo il punto:  il punto è – da rana a rana –  che forse possiamo credergli ancora una volta, se solo lo vogliamo…. perché… – da rana a rana – non importa se l’acqua è troppo calda, l’importante è non sentire dolore…e poi dopo…. passerà tutto !

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