PRECIOUS – OVVERO: DELL’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE !

 Ambientato nell’America contemporanea (dicono anni ’80…ma non si vede). E’ la storia di una adolescente nera americana, miserabile, obesa, violentata dal padre e  tormentata al supplizio dalla madre alcolizzata e indementita, che conduce un’esistenza atroce in un tugurio di Harlem. Allontanata dalla scuola per la seconda gravidanza, si trova a frequentare una scuola speciale per ragazze problematiche.  Ovviamente Precious è brava in matematica, esattamente come il Matt Damon di Willy Hunt. Viene accudita da una professoressa un po’ speciale, riesce a vincere un premio in denaro e partorisce un secondo figlio, sempre frutto del rapporto incestuoso. Scappa da casa inseguita dalla madre, folle di gelosia e sempre più abbruttita dall’alcool. Nella fuga troverà solidarietà, un alloggio e dei nuovi amici; in una parola la Speranza.  La pellicola, prodotta nel 2009, ha ottenuto un discreto successo in termini di premi e riconoscimenti un pò in tutto il mondo: Sundance, Cannes, compreso qualche Oscar per le attrici.

Se non fossero americani saprebbero che questo genere di storie spopolavano nei romanzi d’appendice e nei fuilletton agli inizi del secolo scorso, durante l’epoca tardo romantica o decadentismo. Nel nostro paese uno dei loro padri più rappresentativi fu Fogazzaro. Le storie narravano di giovani ragazze che dopo inaudite vicissitudini e sofferenze indicibili, morivano fra gli accessi convulsi di un attacco di tisi. Oggi la tisi ha lasciato il posto all’AIDS, ma poco cambia. Quello che non cambia sono gli americani, che non inventano nulla, sono buoni solo a copiare malamente le storie degli altri, come un vecchio vestito tirato fuori da un baule pieno di naftalina. Hanno bisogno di queste vecchie storie per riuscire a raccontarsi il presente, strappare qualche facile lacrima per cui assegnarsi  un riconoscimento. Ma, sfrondato il contorno zuccheroso, la realtà è più banale.

Precious è il sogno americano formato crisi mutui subprime, ovvero il risveglio dal sogno di quello che qualcuno inopinatamente lo definì il Secolo Americano. La piccola rivincita che conduce da una sfiga inenarrabile ad un’esistenza poco meno che miserrima ma accettabile. D’altra parte di questi tempi Lehman Brothers non passava altro. Non sono più i tempi densi delle speranze mirabolanti  di Willy Hunt genio ribelle, dove nell’America delle opportunità anche un teppista può diventare qualcuno e soprattutto ricco  se ha i numeri, o di Rain Man dove basta qualche mano a Black Jack per trovare qualche migliaio di  “buone ragioni” per l’esistenza nel mondo edulcorato del capitalismo. Non ci sono più uffici spaziosi con vetrate immense in cima a grattacieli altissimi, macchine sfavillanti, Stanze Reali in una Las Vegas sempre troppo sfavillante di neon. Residuano spazzatura e detriti, anche umani, per le strade di una Harlem che credevamo non esistesse più, risanata dalla salvifica legge del Mercato. Non si vedono neppure gli Ufficiali gentiluomo in divisa candida che impalmano piccole cenerentole di periferia. Purtroppo in America, come nel resto del mondo la cultura di massa è soprattutto Propaganda, produrla costa un sacco di quattrini e chi lo fa, lo fa a ragion veduta. 

Quindi, se per far digerire al Signor Simpson un figlio morto o una gamba amputata si è prodotto Viaggio a Kandahar prima e 300 poi; adesso per il boccone che i signori di Wall Streeet devono propinare sempre al semplicione Signor Simpson ci pensa Precious, dicendo che – si tutto sommato, più in là di tanto non si potrà certo andare quando si viene da una situazione di disperazione nera, ma ci sono tante persone gentili e  tante istituzioni disposte ad aiutarti quel tanto che basta per farti raggiungere il tuo piccolo spicchio di Paradiso, che se poi sempre merda è, tanto mica te ne accorgi. No ?

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