…e vogliamo dargli torto ?

Il Brasile ha rifiutato l’estradizione del noto terrorista Cesare Battisti all’Italia. Battisti, militante ed appartenente ai PACS si rese responsabile, secondo l’accusa, dell’uccisione del gioielliere Torreggiani. Il rifiuto Brasiliano, così come già accadde in passato per altri paesi (Francia, Nicaragua) se da una parte frustra le aspettative di giustizia delle vittime delle azioni dei terroristi, dall’altra va ad urtare un nervo scoperto della nostra società, ovvero la gestione del sistema penitenziario. Se la politica odierna del nostro paese può lasciare perplessi dandoci la preoccupante sensazione di allontanarci delle evolute democrazie europee ed occidentali, è con la gestione del sistema penitenziario che questo sussurro all’orecchio diventa un urlo lacerante. Per rammentare quello di cui sto parlando riporto alcune testimonianze ampiamente documentate. Buona lettura !!

Marzo 1982: Amnesty International dichiara di aver raccolto in 3 mesi una “mole impressionante” di denunce di torture in Italia. “…Tra le nostre fonti non ci sono solo le dichiarazioni delle vittime. Esistono anche lettere di agenti di polizia che lamentano la frequenza con cui la tortura verrebbe applicata a persone arrestate per terrorismo (Espresso 21-3-82)

29 Marzo 1982: Luca Villoresi, giornalista di Repubblica viene arrestato per reticenza. Aveva pubblicato un articolo, il 18 marzo, in cui venivano riportate le testimonianze anonime di due agenti che avevano visto torturare una ragazza. Questo racconto coincideva con quello di Alberta Biliato, che ha denunciato di essere stata torturata nella sede del III distretto di polizia di Mestre. Il giornalista viene scarcerato dopo due giorni.

EMANUELA FRASCELLA, VERBALE DI SOMMARIE INFORMAZIONI, PIACENZA 19 APRILE 1982

“La notte tra il 3 e il 4 febbraio sono entrati in cella, alcuni incappucciati e uno a viso scoperto, mi hanno legato le mani dietro la schiena, non mi sentivo più circolare il sangue, mi hanno bendata e incappucciata e messa su un pulmino ,dove mi pare ci fossero due uomini, mi hanno detto urlando che ero in uno stato di illegalità, ero sequestrata, nessuno sapeva del mio arresto. Se non parlavo, mi hanno detto che di me avrebbero trovato solo un cadavere. Mi hanno tolto tutti gli indumenti di sopra e a dorso nudo hanno iniziato a picchiarmi con botte sulle cosce, ai fianchi, sullo stomaco, e hanno iniziato a stringermi i capezzoli con non so cosa. Siamo arrivati non so dove, mi hanno messo un maglione addosso e sono scesa dal pulmino. Ho fatto delle scale strette, sempre incappucciata e mi hanno fatto entrare in una stanza.
Lì sono stata denudata completamente, inveivano contro di me, dicendomi che ero una merda, una puttana, e mi hanno chiesto se mi facevo chiavare, io ho risposto da nessuno, allora sei una lesbica dicevano, e lo capiamo perchè fai schifo al cazzo e nessuno ti chiaverebbe, ma adesso ti inculiamo noi. Questo è quello che mi dicevano in continuazione; mi hanno tenuto sempre in piedi, dandomi botte su tutto il corpo, ma quello che più mi distruggeva era il dolore che mi procuravano ai capezzoli, ripeto di nuovo non sono riuscita a capire sinceramente con cosa: poi mi hanno fatto fumare una sigaretta, dopo due tirate ho sentito che mi si annebbiava il cervello, ad un certo punto mi sono ritrovata in una pozza di urina, in quel momento stavo seduta su una sedia, credo di essere svenuta più volte.
Dimenticavo di dire che mi hanno passato delle cose calde sotto, in vagina e nell’ano, e mi hanno dato dei calci sempre in vagina con dei pizzichi lungo la spina dorsale.
[Interrogatorio avanti al Sostituto Procuratore della Repubblica di Padova, Vittorio Borraccetti, Casa Circondariale di Piacenza, 19 Aprile 1982]

PAOLA MATURI, Arrestata a Roma il 1 Febbraio 1982

“[…]Poco dopo la porta fu sfondata e la polizia fece irruzione; gli agenti ci intimarono la resa e noi lasciammo la stanza abbandonando le armi. […] Fui quindi portata fuori e fatta stendere a terra accanto ai miei compagni; ricordo che avevamo la faccia a terra; con la testa dal lato della porta dello studio medico che si apre sul pianerottolo. In un primo momento fummo ammanettati ma in seguito, non ricordo precisamente quando, ma certo prima che ci portassero via, le manette furono sostituite da strisce di stoffa. Venimmo poi anche bendati. Mentre eravamo stesi sul pianerottolo fummo presi a calci ai fianchi; per quanto mi riguarda personalmente ricordo di essere stata percossa ripetutamente con calci ai fianchi. Ricordo inoltre che qualcuno mi prese i piedi e me li storse. Qualcuno mi alzò poi la gonna, mi abbassò il collant e le mutande e mi colpì ripetutamente a calci sui genitali e sul sedere. Per parecchio tempo nei giorni successivi ho sofferto di dolori all’osso sacro. […]
Ad un certo momento fui riportata, ammanettata e comunque con le mani legate, e bendata, dentro casa; mi pare che in un primo momento mi abbiano tenuto sull’ingresso. Fui presa a pugni sulla schiena. Mi misi ad urlare e allora fui condotta in un locale che mi parve essere il soggiorno, dove mi furono dati altri pugni. Preciso: prima mi fu chiesto con le buone se volevo collaborare e per tale eventualità venivo invitata a sedermi, poi di fronte al mio rifiuto ripresero i pugni sulla schiena. Ad un tratto qualcuno mi alzò sul petto la maglietta che indossavo e mi tirò i capezzoli dei seni. Dopo di che mi riportarono fuori e mi fecero stendere di nuovo sul pavimento. Qui ripresero a percuotere me e i miei compagni, con i calci.
[…] Poichè non rispondevo mi alzarono la gonna, mi calarono le mutande e iniziarono a strapparmi i alcuni peli dal pube.Gridai.
[…]Gli agenti ripresero a maltrattarmi; mi alzarono la gonna, mi abbassarono nuovamente collant e mutande e mi strapparono altri peli del pube; inoltre mi alzarono la maglietta e mi tirano i capezzoli.
e non dimentichiamoci di quello che accadde a Stefano Cucchi, Aldo Bianzino,Federico Aldrovandi.

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3 risposte a …e vogliamo dargli torto ?

  1. lino ha detto:

    In Italia già da tempo e forse già prima leggendo e vedendo documenti di storia dell’ultima guerra non riporta l’Italia come una nazione democratica, in fatti ci sono morti strane nelle questure, vedi il più eclatante Pinelli, ma anche altri dei giorni nostri morti in carcere con evidenti segni di violenza subita e lasciati morire, così, il caso qui dove vivo riguarda un certo di cognome Uva morto come quel tossico di cui la madre si sta battendo, o come quello in romagna che incontra una pattuglia che lo massacra….questa è l’Italia, ossi a la giustizia avviene specie se la responsabilità avviene dentro i corpi di forza pubblica, dicevo avviene solo dopo insistenti processi e indagini proprio quando nn si può più sotterrare nulla….non mi fido della giustizia in questo paese…tutto è molto molto labile…spiacente per le vittime che sono sempre angosciate, loro almento hanno un dolore da soffrire mentre chi muore dove non dovrebbe mai morire la tragedia è più grande

  2. pedrop61 ha detto:

    esiste un dossier completo (lo puoi trovare su baruda.net polvere da sparo) esiste una sentenza di rinvio a giudizio dove i fatti vengono circostanziati in dettaglio. Ovviamente, come spesso accade in Italia in questi casi, alla fine non c’è nessun colpevole.
    Le morti “naturali” dei vari Bianzino, Cucchi, Lonzi, D’elia, ci dicono che si tratta di una consuetudine, un modus operandi, praticato a tappeto, non importa il reato (ne ha davvero importanza ?).
    Credo che senza ipocrisie si debba considerare il rifiuto del Brasile, come già fu per la Francia, un atto conseguente a questo nostro costume sociale. Un costume dove si chiagne si fotte e ci si ammazza più o meno allegramente e poi si va in chiesa a far atto di contrizione.
    Siamo un sistema violento, barbarico, medioevale, dalle sue marginalità sociali più estreme, con le camorre che si fanno Stato e amministrano la giustizia con esecuzioni per le strade, allo Stato vero e proprio, con i suoi apparati polizieschi e militari che operano al di sopra della legge, nelle carceri come a Ustica.

  3. Fulvio Sguerso ha detto:

    Da tempo si mormora di torture nelle carceri italiane. Si mormora, perchè nessuno dei rappresntanti politici ufficiali della Sinistra (della Destra non è il caso nemmeno di parlarne), che io sappia, ha mai denunciato questi casi di barbarie che squalificherebbero le nostre istituzioni di garanzia. Fanno eccezione i casi atroci e documentati della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto, ma non certo grazie ai D’Alema, ai Fassino e ai Violante (non ricordo nemmeno grandi accuse da parte dei radicali o di Di Pietro), ma grazie agli Agnoletto e ai Ferrero. Che infatti sono stati estromessi anche dal Parlamento. E la violenza di Stato continua, con il tacito consenso delle opposizioni “costruttive”. E’ questa la democrazia?

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