GUERRA !!

Nelle epoche passate la messa in forma della guerra presupponeva la costituzione di un blocco statuale il più unito e compatto possibile, assolutamente pacificato e a vari gradi consenziente. Lo Stato di guerra presupponeva una sostanziale condizione di pace interna. La guerra doveva essere sempre al di fuori dei confini politici dello stato. Gli eventuali rovesci militari, con la conseguente occupazione di territori nazionali, non inficiavano la rigida separazione tra interno ed esterno, semmai il contrario. Lo Stato di guerra, anche in ripiegamento e ritirata, doveva ancor più contare sul carattere granitico e monolitico della sua legittimità politica e militare. Le sorti della guerra potevano ridurre lo spazio geografico di uno stato non il suo peso politico. Quando la guerra entrava dentro i confini politici dello stato non poteva che assumere immediatamente i tratti della guerra civile rivoluzionaria. Tutte le politiche sociali degli stati imperialisti avevano come obiettivo scongiurare tale evento. Perdere il controllo delle masse significava non avere più soldati e quindi non riuscire più a condurre la guerra imperialista; non avere più operai e quindi essere deprivati di quella indispensabile produzione finalizzata ad alimentare e sostenere i combattimenti; infine, ma non per ultimo, correre il concreto rischio di essere spodestati dalla classe operaia e dal proletariato a cui la stessa guerra imperialista ha dovuto consegnare le armi e, in qualche modo, le fabbriche. Per le classi dominanti era assolutamente necessario che alla guerra esterna corrispondesse la più solida pace interna. Oggi, al contrario, la forma guerra si dispiega, pur con intensità diverse, sia all’interno che all’esterno. Non vi è più, da un punto di vista statuale, un interno e un esterno ma un unico campo di battaglia dove si giocano gradi e modalità di un medesimo conflitto. Il paradigma contemporaneo assunto dalla forma guerra è quello della guerra nelle città o guerra tra la gente un contesto che non ha alcun metro di paragone col Novecentesco paradigma industriale. Ma tutto ciò cosa significa? Quale tipo di guerra si sta oggi combattendo? L’unico modello che sembra avvicinarsi agli scenari bellici in corso ha molto a che vedere con le guerre coloniali. Ciò che le potenze imperialiste stanno attuando in gran parte del mondo, dall’Iraq, all’Africa, dai Balcani all’Afghanistan ricorda assai da vicini la politica della “porta aperta” attraverso la quale gli imperialismi cercarono di spartirsi la Cina. In queste guerre non si combatte contro un esercito ma contro la popolazione. Non vi sono campi di battaglia ma, il più delle volte, lo scenario bellico è rappresentato dalle città o da alcune sue zone. A combattere per l’imperialismo sono o truppe di volontari o mercenari veri e propri mentre, contro l’imperialismo si mobilitano forze partigiane la cui strategia è riconducibile alla guerra asimmetrica. A cosa mira, l’imperialismo, attraverso queste guerre? Oltre agli obiettivi come dire classici che hanno fatto da sfondo a ogni epopea coloniale oggi queste guerre puntano a porre sotto controllo quote non secondarie di popolazione al fine di metterle al lavoro, in condizioni non distanti dal lavoro servile e coatto, alle dirette dipendenze delle imprese multinazionali e degli stati che queste controllano. Quella che comunemente è chiamata delocalizzazione della produzione non è altro che l’impianto di enormi comparti industriali all’interno di territori dove, il capitalismo, al “patto sociale” preferisce di gran lunga la frusta e le baionette. Un modello che, per le borghesie imperialiste, ha valenza universale e che, una volta sperimentato fuori dai propri confini metropolitani, in questi viene reimportato. Sono le fabbriche rumene, albanesi, irachene, le enclavi israeliane destinate ad ospitare la forza lavoro arabo palestinese e così via a tracciare le vie dell’attuale fase imperialista e, a partire da ciò, a modellare per intero la formazione economica e sociale dell’attuale ciclo capitalista. Ma se questo è il modello trainante della produzione, e conseguentemente il “cuore politico” della fase imperialista, che cosa ne è della forza – lavoro insidiata nelle aree metropolitane imperialiste? Se non c’è più un “dentro” e un “fuori” perché, in contemporanea, “dentro” e “fuori” convivono fianco a fianco in ogni contesto, è possibile una politica “inclusiva” da parte degli stati imperialisti nei confronti delle proprie masse? Anche il più modesto degli indicatori sembra in grado di dare una risposta negativa.

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4 risposte a GUERRA !!

  1. fulviosguerso ha detto:

    Meglio armati, sì, ma di che cosa?

    • pedrop61 ha detto:

      le armi, quelle vere, non le abbiamo noi, le possiedono i Governi, ovvero i premi nobel per la pace sulla fiducia, ovvero i loro padroni, padroni anche di Banche e Società Finanziarie, ovvero gli ideatori, aimè anche, dei mutui subprime. Tutt’al più i più fortunati (fra tutti gli altri che non sono loro) possono disporre della doppietta del nonno che andava a caccia, o della pistola dello zio guardiano giurato. I più fanatici possono acquistare ingenti quantitativi di nitrato d’ammonio e scaricarsi da internet le istruzioni su come usarlo, sortendo tutt’al più il risultato di fare una strage ai danni di innocenti e ignari vicini di “destino esistenziale”. Le armi fino ad oggi servivano per giocarsi sul tavolo del mondo la partita del controllo delle risorse fra vecchio mondo e potenze emergenti. Probabilmente la realtà è andata più in fretta delle previsioni e, come già accadde nella precedente fase coloniale di fine 800, essa non fu che il preludio delle successive guerre mondiali, dopo una crisi economica… appunto.

  2. pedrop61 ha detto:

    “Eurogendfor è nata in Olanda il 18 ottobre 2007 col «trattato di Velsen» (uno dei tanti trattati di cui i cittadini non sanno nulla), firmato dai Paesi che sono dotati di Polizie militari: Francia (Gendarmerie), Spagna (Guardia Civil), Portogallo (Guardia nacional) e Olanda (Marechaussée) e ovviamente, per l’Italia, i Carabinieri.

    Eurogendfor è una super-polizia sovrannazionale. Cioè (articolo 5) «a disposizione della UE, dell’OSCE, della NATO o di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche». Una forza «pre-organizzata e dispiegabile in tempi rapidi» e capace «di eseguire tutti i compiti di polizia previsti nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi».

    Così, ecco un altro trattato ignorato dai cittadini. Poche righe ufficiali avvertono che «Il Consiglio ministeriale della UEO, riunito a Petersberg, presso Bonn, approvò, il 19 giugno 1992, una Dichiarazione che individuava una serie di compiti, precedentemente attribuiti alla stessa UEO, da assegnare all’Unione Europea; le cosiddette ‘missioni di Petersberg’ sono le seguenti: missioni umanitarie o di evacuazione, missioni intese al mantenimento della pace, nonché le missioni costituite da forze di combattimento per la gestione di crisi, ivi comprese operazioni di ripristino della pace». (europa.eu)

  3. Fulvio Sguerso ha detto:

    Ma come; non eravamo nella fase del capitalismo globale che migliora le condizioni di vita dei “dannati della terra”? E le guerre in atto in Asia non erano per portare la pace e la democrazia a quei popoli oppressi? E non dobbiamo difenderci dal terrorismo bombardando le popolazioni civili tra cui quasi certamente si nascondono i terroristi attuali e quelli in erba? E inoltre, come e dove sperimenteremo i nuovi ordigni bellici se non in quelle terre lontane è già davastate da guerre precedenti o da cataclismi naturali? In fondo, che cosa c’è di male se piove sul bagnato? Basta con gli scrupoli umanitaristici! O permetteremo che civiltà inferiori divengano dominanti e, da fornitrici di schiavi quali erano divengano nostre padrone? Meno male che siamo meglio armati. O no?

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