vel ENI sepolti…

by Mr. Bean – interceptor®

Una micidiale bomba atomica ecologica giace sopita da decenni sotto le viscere di Venezia.

Tonnellate di rifiuti targati ENI altamente cancerogeni e distruttivi per l’ambiente son sepolti di fronte la laguna veneta: cianuri, idrocarburi clorurati (radioattivi), composti policiclici aromatici, mercurio, arsenico, piombo, ammoniaca, ammine, cobalto, manganese, selenio, ed altre schifezze del petrolchimico. Molti sapevano ma si son guardati bene dal denunciarlo. Specie le autorità di controllo.

L’Ing. Pietro Paoli dell’Enichem Anic, Gruppo Enimont (sfigata joint venture tra Montedison ed ENI) il 19 giugno 1996 ha il delicato ed ingrato compito di notiziare i colleghi d’una situazione estremamente drammatica. Lo comunica sotto forma di promemoria riservato che invia all’Ing. Caltabiano e all’Ing. Zerbo:

“Oggetto: Canale Lusore-Brentelle. Trasmetto una sintetica nota relativa alla riunione tenutasi il 18 giugno 1991 presso la Regione Veneto sull’argomento in oggetto; allego inoltre un Decreto della Regione, consegnatoci nell’occasione in via informale e riservata, che a mio avviso fa assumere a tutta la questione un nuovo aspetto. Nota. Canale Lusore-Brentelle, incontro del 18.6.1991presso Assessorato Lavori Pubblici della Regione Veneto. Alla riunione indetta da Ing, Carretta, Consorzio Bonifica Sinistra Media Brenta, hanno partecipato, Ing. Carretta (Consorzio Bonifica), Dott. Bocus, Ing. Carli e Ing. Dall’Asta (Assessorato Lavori Pubblici Regione Veneto), Ing. Cavagnin, Ing. Paoli (Enichem PM). Le riunione è stata convocata dall’Ing. Carretta in seguito al Decreto della Regione Veneto e al parere espresso dalla Commissione Tecnica Regionale nel marzo del ’91 sulla richiesta di variante del progetto di sistemazione idraulica del bacino Lusore-Brentelle presentata dal Consorzio Bonifica, in seguito al quale vengono stralciate le opere relative all’escavo dei fanghi del tratto di canale interno allo Stabilimento Petrolchimico (vedasi pag. 4 del parere della CTR allegato). L’intervento su questo tratto di canale viene definito di “risanamento ambientale” ritenuto urgente ai fini idraulici (può provocare ‘rigurgiti’ a monte fino a 20 cm ca. una volta terminati i lavori di ripristino di tutto il canale) e igienici (pericolo di inquinamento della laguna per asporto meccanico dei fanghi tossici depositati nella ipotesi di ‘strappo’ istantaneo). Il parere espresso dalla CTR sulla problematica Canale Bretelle, tratto interno dello stabilimento, costituisce una presa di posizione ufficiale della Pubblica Amministrazione (Regione – Provincia) che in qualsiasi momento può essere quindi denunciata alla Procura per omissione di atti d’ufficio. Per tale motivo il Decreto ci è stato consegnato solo oggi, in via informale; una trasmissione ufficiale avrebbe comportato richieste di impegni tassativi per Enichem… il problema relativo al risanamento del tratto del canale interno allo stabilimento và affrontato al più presto (entro un mese massimo) … la Regione è intenzionata a trasmettere gli atti alla Procura se entro detto periodo non verranno definiti con Enichem gli impegni e i programmi…”.

Accade l’imponderabile. L’ENI non riesce più a controllare agevolmente le preoccupazioni di tutti coloro che sono al corrente dei suoi segreti. Per decenni lo stabilimento petrolchimico ha sversato in laguna quantità industriali di veleni. Nella pressochè più totale (calcolata) indifferenza/inerzia degli organismi di controllo. I rifiuti scaricati in laguna son così tanti che il tratto del canale che collega il petrolchimico con la laguna veneta (il Canale Lusore_Brentelle appunto) è ormai saturo di melme arsenicali. I bollettini d’analisi della società Aquater (società specializzata in analisi chimiche del Gruppo ENI) sono un vero bollettino di guerra. Tonnellate di questi micidiali composti son sedimentati sul fondale (i fanghi sul fondale misurano alcuni metri di spessore). Per l’Eni una bonifica radicale è assolutamente improponibile. Avrebbe costi stratosferici. Uno studio commissionato alla società BioTecnologica di Broni quantifica tra i 350 e i 680 milioni di lire il costo per ogni 500 m3 di terreno da trattare. In questo frangente l’Eni, più che per i danni all’ambiente è molto preoccupata per l’immagine del gruppo. Deve assolutamente trovare una soluzione rapida ed indolore. Anche perché ogni giorno che passa diventa sempre più difficile riuscire a tenere sopito il pauroso stato dei luoghi. Che cosa fare?

Come recita un famoso slogan aziendale, tutti i dipendenti ENI essendo votati alla causa ambientale, devono ricordare che “ogni azione ENI è caratterizzata dal forte impegno per lo sviluppo sostenibile, rispettare l’ambiente e mitigare i rischi del cambiamento climatico”. Essendo animati da questi nobili sentimenti le geniali menti degli uomini ENI concepiscono una soluzione immonda ed aberrante. Anzi due. Rimuovere la merda da Porto Marghera per portarla in Nigeria. Per un po’ il business pare funzionare. Montedipe incarica all’uopo la P.E.I. di Marghera e l’Agenzia Marittima Bonistalli di Livorno. L’arsenico dell’Eni vien sbolognato ai poveracci della società I.C.C. Ltd (Nigeria Ltd) ed i velENI made in Italy (bel made in Italy che esportiamo) dalla laguna veneta finisce sulle spiagge di Lagos (in Nigeria). La prima spedizione è di 4440 fusti che vanno ad imbottire ben 60 container. Ben presto però ci si rende conto degli esorbitanti costi d’export, nonché delle varie problematiche logistiche e di altra natura connesse al business killer (i nigeriani si stancano presto di guadagnare solo pochi quattrini per prendersi tutti i velEni italiani). Non so se qualcuno ha memoria delle famigerate navi dei veleni ”Dep sea Carrier” e “Karin B”. Sopraggiunge però provvidenziale un secondo lampo di gENIo.

Ma perché non asportare un bel niente? Si tiene tutto lì in loco, sotto Porco Marghera, tutto ben nascosto (scusate Porto Marghera… però con tutta quella porcheria lì il “porco” non è poi così fuori luogo). Gli ingegneri dell’Eni mettono a punto dei speciali pannelli da poter posare e montare in kit sul fondale inquinato, in modo che i fanghi mercuriali possano sparire, e rimanere li tombati in eterno. Una specie di controsoffitto al contrario. Più che un’idea geniale, una folgorazione criminale. Ed anche demenziale (visto i costi esorbitanti di una simile soluzione asportando tutti i veleni della laguna avrebbero speso sicuramente meno).

La gENIale soluzione tecnico/progettuale dell’ENI lascia obiettivamente un po’ interdetti anche gli addetti ai lavori e le maestranze. Difatti, pochi giorni dopo fa subito seguito una preoccupata lettera della pubblica amministrazione. La Provincia di Venezia in data 21 giugno 1992 per bocca dell’Assessore all’Ecologia e all’Ambiente in carica, Ing. Igino Bianchi, indirizza al Presidente dell’Enichem, Ing. Palmieri, e al Presidente della Montedison Ing. Cagliati la seguente comunicazione:

“Il canale Lusore-Bretella, nel suo tratto terminale, attraversa l’area in cui è insediato lo Stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera. Durante l’attività dello stabilimento ed in particolare negli anni precedenti all’entrata in vigore delle normative che regolamentano lo scarico in acque superficiali e lo smaltimento dei rifiuti, sono stati scaricati in questo canale notevoli quantitativi di materiali che hanno pregiudicato la qualità delle acque e dei sedimenti; infatti, sulla scorta di analisi già note a questo Assessorato, i fanghi di fondo di questo canale sono classificabili come tossico nocivi… poiché mi risulta fosse stato ipotizzato un piano/progetto di risanamento, poi accantonato temporaneamente in seguito alle vicende patrimoniali ENI-Montedison, esprimo preoccupazione per le conseguenze ambientali e giuridiche di operazioni eseguite in assenza di un organico progetto di risanamento …”.

Il tam tam dell’originale ed ingegnoso progetto giunge anche agli orecchi dei funzionari del “Settore Ecologia” dell’Amministrazione della Provincia di Venezia. Che il 19 agosto 1992, per il tramite dell’Assessore all’Ecologia Rag. Luciano Mazzolin scrive al Direttore dello Stabilimento Enichem-Anic:

“Richiesta urgente di documentazione. Si prega di fornire al settore Ecologia di questa amministrazione copia del Progetto presentato alla Regione Veneto per l’approvazione, inerente il risanamento del canale Lusore-Brentella, comprensivo delle analisi dei fanghi e delle acque”.

Come per incanto, di colpo suona la sveglia anche per la Procura della Repubblica di Venezia. Il pubblico Ministero dott. Antonio Liguori intuisce che si sta muovendo qualcosa di grosso sul versante ambientale. Il magistrato il 6 luglio 1992 scrive al Sindaco di Venezia, alla Provincia di Venezia, alla Regione Veneto e all’USL di Mestre:

“come noto alla SV, all’esito di attività di osservazione sulle caratteristiche degli strati superficiali dell’area … nonché di campionamento ed analisi dei materiali interrati in situ (rinvenuti fortuitamente) il Settore Igiene Pubblica della ULSS 36 ha dato compitamente atto che gli stessi sono costituiti da residui derivati da cicli di produzione industriale smaltiti nel corso del tempo in modo incontrollato. I fanghi di cui constano, di colore nero, di aspetto simile alla creta, avente struttura fisica omogenea, di incerto spessore, interessanti l’intera sezione conosciuta degli scavi operati, sono caratterizzati da una matrice avente reazione fortemente alcalina e pertanto chimicamente attivi. Essi presentano valori di elevatissima concentrazione di composti policiclici aromatici, con comprovati effetti cancerogeni… voglia la SV comunicare con la consueta e cortese sollecitudine quali provvedimenti abbia positivamente adottato …al fine di ovviare alla situazione di pericolo cui è esposta la salute pubblica e l’incolumità dei singoli…”.

S’unisce al coro dei perplessi anche il Dott. Sergio Travisanato, assistente dell’Area Ecologia e Tutela del Territorio della Giunta Regionale della Regione Veneto, che il 12 agosto 1992 scrive pure lui all’Enichem Anic:

“Con note del 10.6.1992 e 29.6.1992 rispettivamente Prot. DIR 85/92 e DIR 93/92 codesta società inviava alla scrivente Amministrazione la relazione redatta dal Prof. L. D’Alpalos concernente lo studio del regime idraulico del Canale Bretella, nonché il progetto di massima relativo alla copertura del tratto finale del canale in oggetto… Tali sedimenti, la cui presenza così come risulta da un precedente studio eseguito dalla Montedipe è conseguenza degli sversamenti effettuati in tempi passati dall’insediamento industriale Petrolchimico, contengono, in concentrazioni significative, mercurio ed idrocarburi clorurati la cui diffusione in laguna è fenomeno senz’altro da evitare. Il progetto che codesta società presenta ora all’Amministrazione Regionale prevede, al fine di evitare il trasporto dei sedimenti di cui sopra, il rivestimento del Canale Brentella per un’estesa di circa 300 ml a mezzo di materassi tipo “Reno” bitumati. Tale soluzione … desta peraltro qualche perplessità nello scrivente; ci si riferisce in particolare alle garanzie di durabilità nel tempo che una siffatta modalità operativa può fornire, ma anche all’impatto che ne deriverebbe a livello di opinione pubblica dall’aver lasciato in loco, sotterrandolo, un materiale da classificarsi come tossico nocivo”.

Dicembre 2010. Sono passati 18 anni. L’arsENIco ed i velEni tenuti sepolti da lustri son ancora tutti lì. Così a naso ho sentore che per l’ENI sarà bruttino l’impatto che ne deriverà a livello di opinione pubblica.

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2 risposte a vel ENI sepolti…

  1. daliatreviso ha detto:

    In tutto questo mer@@io la Magistratura che fa????

  2. nonno luigi ha detto:

    Ecco come nascono le “Sarde in saor”,vanto della cucina locale

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