ENI:finanzia intellettuali o spie ?

by Mr. Bean – interceptor®

Che cosa accomuna Cesare Merlini, Giovanni Bonvicini, Michele Nones e Stefano Silvestri?

Son tutti membri dello I.A.I. – Istituto Affari Internazionali, organismo ritenuto molto vicino ai servizi segreti italiani. Ma anche a quelli stranieri.

Gli ingredienti per una spy story ci sono davvero tutti. Il KGB, i servizi segreti cecoslovacchi, il Sismi, il Ministero della Difesa italiano, Palazzo Chigi, la P2 di Licio Gelli, le BR, insigni studiosi italiani di geopolitica e strategie militari al soldo di potenze straniere. E una multinazionale dell’energia interessata ai loro dossier. L’ENI.

CESARE MERLINI. Negli anni 70 in casa sua si tenevano gli incontri segreti tra l’allora ambasciatore USA Richard Gardner e l’attuale Presidente della Repubblica Italiana On.le Giorgio Napolitano (all’epoca esponente del Partito Comunista). Il nome di Cesare Merlini lo ritroviamo a fianco a quello di Franco Bernabè (ex A.D. dell’ENI) nella lista dei partecipanti al Gruppo Bilderberg (una sorta di lobby economica internazionale che tiene delle riunioni segretissime). Merlini oltre ad essere ex Presidente dello I.A.I. – Istituto Affari Internazionali, è vicepresidente Council for the United States and Italy.

STEFANO SILVESTRI. Per gli amici, Agente “Nino”, almeno secondo l’archivista del KGB (servizio segreto russo) Vasilij Nikitič Mitrokin e stando a quanto sostenuto dal Sismi, il servizio segreto militare italiano (fascicolo caso “Ruggero Orfei”). E’ Presidente dell’Istituto Affari Internazionali dal 2001 (tutt’ora in carica) e ha anche ricoperto l’incarico di Sottosegretario di Stato al Ministero della Difesa nel Governo retto da Lamberto Dini. E’ membro del Consiglio d’Amministrazione dell’Associazione Industrie Aerospaziali e Difesa (AIAD) e della Commissione Trilaterale (un’elite di pseudo potenti che giocano a fare i dominatori del mondo). Ha anche preso parte al Comitato di crisi del sequestro del segretario della Democrazia Cristiana Aldo Moro.

Di lui il Giudice Ferdinando Imposimato ebbe parole di plauso: “Sul caso Moro a noi fu praticamente impedito di indagare. Qualche ora dopo il rapimento di Via Fani, Andreotti e Cossiga crearono il famoso comitato di crisi, infestato di uomini iscritti alla loggia massonica P2 di Licio Gelli. Furono loro le persone che gestirono praticamente la situazione, impedendo qualsiasi indagine. Poi, si scoprì che alcuni esponenti del comitato lavoravano per i servizi segreti, alcuni perfino facendo il doppio gioco fra Est e Ovest. Uno di questi era Stefano Silvestri, il cui nome è venuto fuori nel dossier Mitrokhin (nome in codice Nino), che collaborava con il Kgb sovietico a Roma o il professor Franco Ferracuti, docente di criminologia ed esponente della Cia, il quale si prese l’incarico, da esperto analista, di asserire che le lettere di Moro provenivano da un uomo oramai psicologicamente debole, in completa balia della sindrome di Stoccolma. Prospettiva falsa e completamente inventata per i fini specifici seguiti dal comitato di crisi …Il comitato piduista ebbe il compito di bloccare qualsiasi indagine, per influsso di Cia e Kgb. Né i carabinieri, né la polizia poterono effettivamente fare nulla. Io stesso, incaricato delle indagini, venivo a sapere tutto dopo. Alcune cose le ho scoperte addirittura venti anni dopo”.

GIOVANNI BONVICINI. Docente di Politica comunitaria alla John Hopkins University di Bologna, è l’attuale Vice Presidente dell’ Istituto Affari Internazionali (I.A.I.). Viene imputato per spionaggio a favore di potenze straniere. Passò a delle spie cecoslovacche, con il nome in codice di Anatol, informazioni politiche sul governo italiano.

MICHELE NONES. Ricercatore IAI (insomma ricercatore è una parola grossa) diciamo che è stato segnalato dalla nostra intelligence come persona vicina ai servizi segreti francesi. Nel frattempo, quando non fa lo 007 è consulente del Ministero della Difesa italiano in settori piuttosto strategici come il “defence procurement” (consulenze esterne – almeno quelle ufficiali – di 19.600 euro nel 2010 e 24.500 euro nel 2009).

Lo IAI, è una diretta emanazione del CFR statunitense, Council on Foreign Relations (ne fanno parte ex ufficiali della sicurezza nazionale, banchieri, avvocati, professori, ex membri della CIA, di vari servizi segreti americani e di alti personaggi dei media). Le tematiche affrontate negli studi e ricerche di cui si occupano gli esperti dall’ Istituto Affari Internazionali (IAI) sono molteplici: geopolitica e politica internazionale, rapporti transatlantici, Nato, difesa, lo scacchiere euro-asiatico, globalizzazione, sicurezza internazionale, ruolo del Wto (l’ organizzazione per il commercio mondiale). Nel Comitato dei Garanti dello IAI figura anche l’attuale AD di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini (noto alle cronache recenti perchè indagato con lady Guarguaglini in fondi neri e tangenti nella holding della difesa).

L’Eni che c’azzecca?

Il 22 novembre 1994 una nota riservata viene inviata da Giorgio Porta all’allora amministratore delegato dell’ENI Franco Bernabè. Ha ad oggetto: I.A.I. – Istituto Affari Internazionali. Riassume l’appunto:

“Lo IAI, istituto non partitico e non confessionale di ricerca e di analisi “policy oriented” intrattiene rapporti di collaborazione e di servizio sia con le istituzioni (MAE, Ministro Difesa, Presidenza del Consiglio, Commissioni Estere delle Camere) sia con le imprese socie che ne sono socie a titolo collettivo. Nell’ambito dello IAI è stato istituito il Laboratorio di Politica Internazionale il cui scopo principale è quello di pervenire a definire degli orientamenti attraverso riunioni ristrette con imprese protagoniste e attraverso la redazione di documenti di indirizzo politico … le aziende promotrici dell’iniziativa sono chiamate a sottoscrivere una quota una tantum di Lit. 30 milioni …”.

E’ un tiepido giorno del 15 febbraio 1995 e Franco Bernabè dell’ENI, intrigato da sta cosa dello IAI invia un missiva al Prof. Cesare Merlini del seguente tenore:

“Caro Merlini, dopo la riunione del Comitato Direttivo ho ulteriormente riflettuto e discusso con i miei collaboratori sul rapporto ENI e lo IAI, e ti scrivo ora per proporre alcune nostre considerazioni … per rendere più operativo il rapporto, riterrei particolarmente utile che lo IAI si impegni nella creazione di una sorta di ‘Laboratorio di politica estera’ che si articolerebbe in una serie di gruppi di lavoro su tutti i principali dossiers della politica estera italiana. All’Eni interesserebbe molto vedere avviati dei gruppi di lavoro sui rapporti con paesi come la Libia, l’Algeria, l’Iran, l’Iraq, la Turchia, l’Ucraina, il Kazakhstan, il Turkmenistan, l’Azerbaijan. O su temi quali la sicurezza dei flussi internazionali di gas …”.

Il 17 maggio 1995 Bernabè riscrive a Cesare Merlini dicendogli: “Caro Merlini ho letto con interesse la proposta per l’istituzione di un Laboratorio di Politica Internazionale, del quale ti confermo sentiamo un reale bisogno … ti confermo pertanto la nostra disponibilità a sottoscrivere la quota una tantum di Lit 30 milioni…”.

Vedete come si fa presto a giudicare. Tu pensi che l’ENI voglia fare cose losche invece è interessata unicamente a temi sulla “sicurezza dei flussi internazionali di gas” e ad avviare proficui rapporti con Libia, Algeria, Iran, Iraq, Turchia, Ucraina, Kazakhstan, Turkmenistan e Azerbaijan.

Scusa. Ma ste cose le chiedi a degli insider? A dei professionisti dello spionaggio?

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2 risposte a ENI:finanzia intellettuali o spie ?

  1. gianna ha detto:

    Mi hai spaventato da morire. Ma c’è qualcuno che controlla queste cose? Qualcuno di serio e affidabile voglio dire.

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