Un anno lungo 400 giorni

In un anno ci sono più giornate che giorni. Si comincia subito, il primo gennaio, con la giornata della pace e si finisce a dicembre con quella del servizio civile. In mezzo c’è un composito calendario di ricorrenze per non dimenticare, contro, di solidarietà con e di raccolta fondi per. Sono 400 e passa – siano mondiali, europee o nazionali – le date consacrate alle cause più diverse: pena di morte e aids, obesità e povertà, ma anche polline e bambini allergici, tai chi e lentezza, prostata e carbonara, marijuana e privacy, per lo sbattezzo e il non acquisto, per il copyright e la libera copia.

Alcune, poche, hanno una tradizione secolare alle spalle (la festa dei lavoratori, quella della donna). Altre, è il caso di quella per i diritti umani, sono state istituite dalle Nazioni Unite nel dopoguerra. Fino a una ventina d’anni fa, comunque, si trattava di eventi isolati, facili da ricordare: 1 maggio, 8 marzo, 10 dicembre.

Giornata dopo giornata le scadenze sono diventate più incalzanti e sono perciò inevitabili le coabitazioni forzate nella stessa pagina dell’agenda: il 1 ottobre gli anziani si beccano l’epatite, il 16 settembre si manifesta per il Darfur e il buco nell’ozono, il 22 febbraio la parità salariale tra uomini e donne sgomita con lo scoutismo. E non mancano nemmeno alcune contraddizioni cronologiche. L’appuntamento internazionale per la prevenzione del suicidio è a settembre, quello contro la depressione a ottobre: non sarebbe meglio il contrario?

L’Onu è il principale produttore di questi riti annuali: occupa 64 caselle del calendario spaziando tra mari e montagne, tolleranza e tabacco zero. Particolarmente fertile è anche l’Unione Europea. Poi ci sono la Chiesa, le associazioni, le organizzazioni antagoniste. Difficile trovare un buco libero. Perfino il 29 febbraio, a lungo comprensibilmente snobbato, alla fine è stato pescato da un partner ideale: dal 2008 è il dì delle malattie rare.

Queste giornate, certo, sono stratagemmi comunicativi: l’importanza di una materia, da sola, non garantisce che se ne discuta e allora c’è sempre più bisogno di inventare espedienti per far emergere la propria voce in mezzo al rumore di fondo. Ma non si rischia l’effetto opposto? Non si finisce col dimenticare in fretta se ogni giorno propone la sua pena? Il 21 marzo, ad esempio, ci sono poesia e antirazzismo, il 22 l’acqua, poi la meteorologia, poi la tbc, poi la gioventù… Un problema di ingorgo di anniversari in cui, spesso, il day after è uguale al day before.

Tutti, però, dalle Ong alle istituzioni passando per gli amici della camminata e per l’alleanza del trauma cranico, al termine dell’incontro annuale rivendicano il successo, i risultati raggiunti, la grande partecipazione. Lo fa la Ue, per il suo 22 settembre “in città senza la mia auto”, sostenendo che ha coinvolto 200 milioni di europei (ma davvero hanno mollato tutti insieme la macchina?). E lo fanno gli organizzatori del lunedì delle relazioni con il cliente e quelli delle patologie del piede. In realtà in diversi casi non si va oltre il primo compleanno e ieri, a celebrare la giornata del micio, anche stavolta c’erano i soliti quattro gatti.

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8 risposte a Un anno lungo 400 giorni

  1. pasquì ha detto:

    Er governo ha un progetto garantito

    Dopo uno studio serio e approfonnito..

    “Risorveremo li problemi der paese

    Dè dieci giorni accorceremo er mese .”

    Ma dove stà la funzione sociale dello stato..
    perchè si permette a più persone della stessa
    famiglia di occupare posti statali o parastatali
    con stipendi anche lauti………..
    e altre persone (poveracci senza santi in paradiso)che non riescono a trovare lavoro
    non possono avere la possibilità di una vita.
    dignitosa ………
    Queste sono le vere vergogne ;persone che sbafano
    con lo stato ed altri che ne sono solo sudditi.

  2. adriana ha detto:

    anche io!!!per fortuna che non le ricordo tutte!!!!

  3. Isidoro Aiello ha detto:

    E’ come festeggiare il non compleanno. Se la stupidità umana fosse divertente dovremmo sbellicarci dal ridere tutti i 400 giorni dell’anno!!

  4. Luciano50 ha detto:

    Faccio parte dell’Enpa ed aiuto i gatti e tutti gli altri animali , ma tutto l’anno, considerandoli “compagni di viaggio”. La stessa cosa cerco di fare ogni giorno con i “bipedi”. E’ un’esperienza straordinaria ,che ti aiuta a conoscerti meglio ed a migliorarti.
    Le ricorrenze che hai descritto, diventate sempre più numerose, sono dei surrogati, dei palliativi, dei virtuali “vorrei, ma non posso o voglio, oggi voglio”, per giustificare il non fare dell’uomo.
    Sono la dimostrazione che ci allontaniamo sempre di più da “noi stessi” e dalla realtà.
    Se riacchiappiamo la realtà, non abbiamo più bisogno di questi eventi, poichè li viviamo già ogni istante e questa è Vita e la Solidarietà diventa nutrimento. Allora l’uomo diviene Uomo.

  5. hywe ha detto:

    Va da sè che le “feste comandate” sono la morte dell’iniziativa personale e trasformano sentimenti che dovrebbero essere naturali in una fredda artificialità. Oramai ricordare certi avvenimenti viene quasi fatto passare come un dovere, quando invece la soddisfazione (o molte volte il disgusto) per avvenimenti passati non ci fa indignare a comando.

    In realtà io non sono mai stato contro questo tipo di cose: ricordare ogni tanto fa bene. Certo l’abuso che descrivi è senza dubbio deleterio, quasi ridicolo. Tutto ciò che diventa abitudine perde di significato e diventa meno prezioso.

    Comunque, alla fine, sticazzi. Basta saper non cadere in questi meccanismi di facciata e mantenere una propria naturalità verso le cose.

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