Occupazione

Riprende oggi Rassegna Stanca e riparte in maniera atipica. Finora ho scritto solo io. E la cosa oltre che stancante (nomen omen) risulta anche un po’ monotona. E’ per questo che mi fa zampettare dal piacere la lettera che mi ha scritto Luisa Bojancow chiedendomi di ospitare un articolo di un suo compagno di scuola, Benedetto Neola, studente del liceo classico napoletano Vittorio Emanuele II che racconta l’occupazione della sua scuola. Naturalmente non è importante che io condivida in tutto o in parte il contenuto dell’articolo. Quello che mi piace è che si tratta di due ragazzi che provano a ragionare, a spiegare come la vedono e a cui interessa capire come la pensano gli altri. Qui sotto pubblico un sunto della lettera che mi ha scritto Luisa Bojancow chiedendo ospitalità e a seguire l’articolo di Benedetto Neola. Buona lettura e, se vi va, fate sapere a Luisa e Benedetto cosa pensate di quello che hanno scritto.

Cara Rana, il ragazzo che ha scritto l’articolo ha espresso inevitabilmente il suo giudizio. Però non credo che sia una cosa negativa dal momento che anche lui è uno studente! La cosa che vogliamo far capire alle persone è che non protestiamo per perdere tempo, come molti credono, ma per dare sfogo al nostro disagio e alla nostra frustrazione… Sappiamo che un’occupazione non è il metodo giusto per farlo, ma quali altre alternative abbiamo??  Pochi ci ascoltano e nessuno ci viene incontro… Se gli studenti di tutta Italia, a prescindere dall’orientamento politico, si  lamentano, ci sarà un motivo?! Ti ho proposto questo articolo perché nessuno si è interessato alla nostra battaglia, infatti le scuole sono occupate da più di un mese e nessuno prende provvedimenti ed i giornali…..Non so se non vedono o fanno finta di non vedere.

Ciao, Luisa Bojancow

 L’occupazione del Liceo Vittorio Emanuele II di Benedetto Neola

Anche quest’anno, purtroppo, la mobilitazione studentesca si è fatta sentire. Dico “purtroppo” poiché, evidentemente, motivi perché ciò avvenisse ve ne erano e ve ne sono tuttora. Anche Napoli è stata teatro di tale mobilitazione studentesca come molte altre importanti città in tutta Italia, perciò, sapendo che la mia città non è il mondo (e mio malgrado ne sono felice), mi limiterò a parlare di ciò che è avvenuto qui. Studenti (e presunti tali) hanno occupato le loro scuole al fine di manifestare a tutti il proprio dissenso verso alcuni provvedimenti presi dall’attuale governo. Nonostante il nobile scopo, è indubbio che, in questi casi, la strada scelta sia sbagliata dal momento che occupare un luogo pubblico è palesemente un reato. Avere la possibilità di esprimere le proprie idee è il fondamento di qualsiasi democrazia, ma soprattutto requisito indispensabile affinché un uomo libero possa considerarsi tale. Ciononostante, garantire una libertà non significa lederne altre: pertanto esprimere le proprie idee non significa impedire anche ad un solo studente di fare ciò per cui merita questo nome. E’ allo stesso modo innegabile, però, che se importanti istituti napoletani come il Genovesi sono stati occupati è dovuto a un comune sentimento di protesta. In conclusione è da ritenersi sbagliato sia infrangere la legge, sia subire passivamente. Convenendo a tale tesi, gli studenti del liceo classico Vittorio Emanuele II, ad esempio, si sono comportati diversamente dai loro colleghi napoletani manifestando il proprio dissenso nel corso di una autogestione democraticamente concessa loro dal preside. Analizzato il contenitore, resta da analizzare il contenuto di questa mobilitazione. Al di là dei singoli temi trattati, il solo fatto che ciò sia avvenuto con una massiccia partecipazione da parte degli studenti è sintomo di una malattia che sta lentamente ma inesorabilmente logorando il nostro paese. Sconfitti ormai nel presente, non ci resta che sperare nel futuro per ritornare agli antichi (antichissimi) fasti del passato. Condicio sine qua non (così avrebbero detto in quell’antichissimo passato) è creare delle nuove generazioni di persone istruite per guidare una lenta ma inesorabile ascesa. La mobilitazione studentesca insegue proprio questo obiettivo nella speranza di non finire come Achille e la sua tartaruga, né come Sisifo e il suo masso, ma di superare ogni difficoltà e di risalire in cima per rimanervi. E’ inoltre un monito, per chi se ne fosse dimenticato,affinché in futuro sia ben chiaro che il potere viene dal basso verso l’alto e non viceversa…

Questa voce è stata pubblicata in Rassegna Stanca e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Occupazione

  1. carla ha detto:

    mi sembra perfettamente legittima, la protesta, usata nei toni corretti. Concordo moltissimo anche col commento dei sig. ri Zoni e Luciano… Non potrei scrivere altro, se non che è cosa buona e giusta pretendere una istruzione libera, e di livello, e allo stesso tempo cercare informazioi reali e molteplici da fonti alternative, quali internet, che il potere sta cercando di tacitare in ogni modo, e con ogni scusa, per avere il monopolio totale dei mezzi di comunicazione.

  2. Luciano50 ha detto:

    Cari Luisa e Benedetto, ho letto con molto interesse le vostre lettere e mi compiaccio del fatto che nonostante la vostra giovane età, abbiate sentito il bisogno di impegnare le vostre energie per descrivere e comunicare dei fatti inerenti questo malessere sociale collettivo, che coinvolge la scuola, ma un pò tutta la società, ma che voi sperimentate personalmente, anche se con visioni interpretative diverse, più che legittime.
    Io che non sono più giovanissimo, vorrei dirvi che quando avevo la vostra età, ho vissuto le vostre stesse ansie, ho provato durante le manifestazioni di allora ,le stesse frustrazioni, senso di abbandono che oggi opprime Luisa, ed ho anche sposato le teorie di Benedetto, per una protesta più ponderata ed “attenta alle leggi”.
    Anch’io speravo che noi ,giovane generazione di allora, istruita, un giorno “potessimo guidare una ascesa”, in cui istruzione libera, diritti, eguaglianza, giustizia, lavoro, fossero gli obiettivi futuri del nostro esistere.
    Molti dei miei coetanei ora sono in Parlamento, manager, impiegati, operai, professionisti, alcuni sono nelle gerarchie ecclesiastiche o semplici preti di campagna.
    Tanti di loro, come me, hanno lottato, discusso, dibattuto con foga, ma poi si sono dimenticati di tutto ciò e voi oggi siete vittime di tale amnesie, come io lo sono stato di quelle antecedenti.Cosa non ha funzionato? Cosa non funziona, senza ricorrere sempre all’ analisi puramente storica e politica?
    E’ sempre l’eterna lotta ciclica tra i due aspetti prevalenti dell’essere umano, che a fasi altalenanti lo accompagnato per tutta l’esistenza.
    Una parte dell’uomo che si sente misteriosamente appagata, anche quando anche i suoi simili lo sono, si indigna ed è anche pronta a lottare per chi non ha, per chi soffre, ha tutto sul piano materiale, ma anela ad una umanita più giusta.
    Poi c’è un’altra parte di uomini, in cui prevale l’altra parte, che da quando entrano nella vita attiva della società con trionfalismo e intravedono solo alcuni obiettivi , come successo, potere, denaro, a tutti i costi.
    Per ottenere ciò, in breve tempo, bisogna sacrificare una parte dei propri simili, anche mettere da parte il senso della giustizia, accettare compromessi , salvo quando la coscienza si ribella, suggerirle che è per il bene comune.
    Questa epica girandola storica, continuerà a girare sempre, fintanto chè la maturità profonda di ogni essere si orienterà verso il bene comune.
    Non sarà una maggioranza di voti, di poltrone, di ruoli, ma condivisione armonica in questo passaggio che si chiama Vita.
    Allora comincerà la Società veramente “nobile”, altro che fasti del passato, che hanno visto sempre troppi soffrire per la grandezza di pochi.
    A Voi costruire questa nuova Età dell’Oro, non dimenticando mai, come fanno coloro che ci “governano”, che gli ALTRI SONO UNA PARTE DI NOI e vanno trattati come tali.
    Con affetto.

  3. gianluca zoni ha detto:

    NON È REATO OCCUPARE LA SCUOLA:
    http://www.ecn.org/filirossi/occupare.html

    un po’ di memoria storica delle mobilitazioni studentesche dovrebbe essere oggetto di studio anche a scuola, almeno durante le occupazioni…

    mi pare che le giovani generazioni siano sempre più conservatrici, forse perché, come qualcuno disse, “il futuro non è più come quello di una volta”

    per esempio: “autogestione democraticamente concessa loro dal preside..” è un’espressione mostruosa!

    occupare e autogestire la scuola è già di per sé un atto riformatore, nella direzione di un autogoverno, un’occasione importante per praticare quella riforma della cui necessità parlano tutti MA al solo scopo di CONTROriformare “dall’alto” e fare della scuola un luogo di addestramento militare e autoritario.

    Una scuola democratica è autogestita: è AUTONOMIA (anche dallo Stato e dai suoi poteri). La scuola “di Stato” e la scuola democratica sono due cose diverse, non necessariamente opposte ma possono esserlo.

    E la riforma/autonomia/autogestione -se vuol essere definita tale- non può che partire dagli stessi argomenti di studio, dalla materia più che dalla forma: ci sono vere e nette differenze fra materie scientifiche e materie umanistiche? quali scienze, quali tecniche, quali esperienze artistiche, letterarie, quali pensieri, quali SAPERI (al plurale) sono degni del “nostro” studio? (“nostro”, cioè anche di quelli che hanno già “il pezzo di carta” e di quelli che se lo sognano o non ne avvertono il senso) … ci sono saperi mai detti, analizzati, espressi?

    insomma, possibile che un’occupazione non è mai intesa come l’opportunità di una scuola autentica? …e solo come una sterile contrapposizione binaria, come una autistica-vuota “protesta” istituzionalizzata, sempre servile alla scuola-caserma!

    quell’articolo l’ho già sentito e visto migliaia di volte e parla solo di “potere” (che in quanto tale è solo “dall’alto”) e mai di “potenze”.
    Quando parla del futuro lo fa come per cercare di giustificare -con moltissima retorica- il fatto vuoto, il “contenitore”, che lo stesso autore condanna con molto più spazio ed argomenti, …tutta roba suggerita dal potere.

    “potenza” è affermazione: l’occupazione è già l’occasione, l’evento del nuovo, della riforma praticata ADESSO, della contestazione che è una creazione, per tentativi ed errori… ma chi non erra?

    insomma: ha SENSO occupare una scuola? se sì, che senso ha? … che senso ha iscriversi a una scuola e frequentarla?

  4. Isidoro Aiello ha detto:

    Condivido quanto affermato in questo scritto. La democrazia partecipata non può che venire dal basso ed essere fondata sulla cultura e sulla conoscenza, ricordando che essere colti significa tra l’altro sapere usare tutti gli strumenti necessari per acquisire la conoscenza. Non ci si può stupire se il regime mediatico in cui viviamo non di spazio alla voce degli studenti , perchè per loro i giovani consapevoli rappresentano un pericolo. La tattica è semplice, se un avvenimento non viene fatto conoscere non si è mai verificato, cosi come una notizia assolutamente falsa diventa vera se tutti i mass media la riportano.E’ questo il potere della della disinformazione e della propaganda di regime calata sulla persone incolte ,cioè non capaci di criticare e di attingere le informazioni da diverse fondi, cercando quelle più attendibili. Ecco perche la Scuola e l’ Università non devono più essere centri di cultura e di dibatito, ma le meno efficienti possibili.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...