L’anarchia fancazzista

Dopo 42 anni il ’68 è finito anche nelle scuole superiori – si
rallegra Italia Oggi – Ora chi sommerà più di un quarto di assenze sul
totale dei giorni di scuola sarà bocciato: quell’anarchia fancazzista
che altrove è durata tre anni, in Italia ha segnato due generazioni.
(Sicuramente ha segnato anche, e profondamente, l’autore del titolo e
dell’articolo).

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7 risposte a L’anarchia fancazzista

  1. zoninoz ha detto:

    usare il cervello e imparare a pensare e agire? no… non “serve”, anzi.. è contro-“producente”…. l’importante è timbrare il cartellino e marciare avanti e indietro per il cortile… un-due-tre…

  2. massimo delù ha detto:

    Si sono adeguati al profitto scolastico del figlio di Bossi bocciato 3 volte alla maturita questo trattasi di fancazzismo leghista

  3. omniaficta ha detto:

    A me sembra che le assenze dipendano anche e soprattutto dai genitori. Ne conosco diversi che tengono a casa i figli per le loro “comodità”. E non sono “figli del 68”, ma bravi borghesi che hanno fatto scuole religiose e/o private. La realtà è molto più complessa di come la dipingono i giornalisti.

  4. ciccio ha detto:

    “Massimo Tosti, giornalista e scrittore, è autore della Guida ai misteri e piaceri della politica (che nel 1973, fu per quaranta settimane nei primi posti delle classifiche di vendita dei libri italiani). Ha lavorato in molti giornali, è autore di saggi di divulgazione storica, collaboratore della Rai, di quotidiani e mensili.”
    Relata refero, ovviamente http://www.bevivinoeditore.it/catalog/autore_info.php?id=41

  5. marchetto ha detto:

    Come mi piacerebbe parlare con questa persona, che dice cose (poche) appena condivisibili insieme ad ad altre grottesche come le lezioni “finte” tenute dai giovani durante le “okkupazioni”, il tutto con un aria di tristezza che lascia intravedere insoddisfazione. Caro signore, gli vorrei dire, invece di preoccuparci delle fughe dalle responsabilità caratteristiche dell’età giovanile (e necessarie?) dovremmo preoccuparci di tutti quei genitori incapaci, frustrati, distratti, pigri, di quei professori (e genitori) incattiviti, egoisti, disillusi, impauriti, privi di mezzi culturali. Ignoranti… poichè è proprio da adulti che si dividono le strade e si comincia a partecipare, coscientemente, al disagio collettivo. Mentre la libertà e purezza dei ragazzi, e il divertimento, sono necessari alla loro formazione. Altrimenti verranno fuori mostri come codesto egregio giornalista. Invece di soffocare la libertà dei ragazzi, chi educa dovrebbe alimentarla in modo intelligente, astuto, usando il loro stesso linguaggio, ma alle volte anche andano contro di loro, adattandosi ad ogni singolo caso ma anche prendendoli a schiaffi, morali e anche fisici. Ma questo ovviamente è difficile e costa fatica… Come anche costa caro scrivere cazzate su un giornale per 70 euro a pezzo pagati a due mesi, ma nella vita si possono fare delle scelte. Parei miei. Gli altri continuino a schierarsi con Gelmini e altri paraculi del genere e a cercare di trascinare chi è ancora sano nel loro stesso vortice di frustrazione e rinuncia. Ma non mancherò mai di dirglielo. Stronzo.

  6. luca ha detto:

    ma chi e’ questo Massimo Tosti? quale acrimonia emerge contro un periodo cosi’ lontano quasi volesse (e non e’ solo) prendersi una specie di rinvicita tardiva….!
    sono passiti 40 anni dal ’68, nel frattempo sono successe diverse cose, perche’ il riferiemnto e’ solo al quel periodo in negativo? e i decreti legislativi per la riforma scolastica?
    la disciplina come unico strumento di crescita sociale?
    infine che giornale é italia oggi? da chi e’ finanziato?

  7. Martino ha detto:

    Innanzitutto cos’è Italia Oggi?
    è uno degli articoli più tristi che abbia mai letto sembra scritto da un revanscista degli anni 70(dell’ottocento) che aspira ad una scuola bismarckiana un pò come ce l’hanno i giapponesi,non c’è niente di più bello e giusto dei ragazzi che si interessano alla politica e alle scelte del proprio paese e in qualsiasi modo sian messe le loro prese di posizione si vive per accettare non per scapparne

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