Toghe Rozze

berlusconi in manetteErnesto Galli Della Loggia scrive che la magistratura è una prosecuzione con altri mezzi della politica (d’opposizione al premier) e scatena l’applauso del loggione, primi fra tutti Vittorio Feltri (che oggi sul Giornale cita e ricita l’editorialista del Corriere) e Roberto Calderoli, che ieri (su Repubblica) avvertiva i politici a destra e a manca di stare attenti agli attacchi del potere giudiziario.

Scrive Della Loggia: “Attenzione: non accuso la magistratura di essere politicizzata. Sto dicendo un’ altra cosa: poiché il semplice fatto che il presidente del Consiglio sia raggiunto da un avviso di garanzia, inquisito o addirittura portato in giudizio, poiché questo semplice fatto possiede un’indubbia e drammatica valenza politica, e poiché negli ultimi quindici anni è capitato che chi ha il potere di porre in essere un tale fatto, cioè la magistratura, lo ha posto in essere in un modo o in un altro oltre un centinaio di volte, è difficile negare, di conseguenza, che nell’Italia di oggi essa abbia pieno titolo ad essere considerata alla stregua di un attore politico vero e proprio. Un attore politico di natura molto particolare (…) che però non può esserlo davvero e fino in fondo”. Conclusione? Secondo Galli Della Loggia “il corto circuito politica-giustizia porta il Paese in un vicolo cieco, un’impasse politica paralizzante che nessun protagonista è in grado di sbloccare senza l’accordo (peraltro impossibile) con tutti gli altri”.

Mi scuso per l’ingenuità dell’argomentazione che segue: e sia, ammettiamo il corto circuito e sposiamo l’ipotesi che la costante presenza della magistratura sulla scena politica paralizzi l’Italia. Ma questo accade perché c’è un disegno dietro e c’è qualcuno che ne tira le fila? Perché ci sono poteri forti che complottano? (e quali e chi sarebbero?). Oppure accade (e lasciamo stare il premier) perché la politica – con i vari Cuffaro, Dell’Utri, Ciarrapico, Papania, Carra, Monsignore, Berruti, i tantissimi comuni sciolti per mafia – s’infila con forza (contro voglia, ci mancherebbe) nelle aule giudiziarie?

In altre parole: non credo nell’infallibilità delle toghe (di qualunque colore siano), ma non credo nemmeno che il numero di inquisiti e la frequenza delle indagini sulla politica sovrarappresenti la realtà della politica stessa, che tra gli eletti ci sia solo qualche rarissima mela marcia e che il resto sia frutto solo di un’invenzione persecutoria di magistrati politicizzati.

Forse questo è il punto, forse questa è la causa dell’impasse: non la politicizzazione della magistratura, ma la illegalizzazione della politica. Di una parte di essa, beninteso, certamente minoritaria, che però, finora, è ben difesa, lancia in resta, dalla maggioranza.

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