La corpocrazia rappresentativa

vauro_berlusca_democrazia_2005Com’è d’obbligo, per Nicola Cosentino così come per Marcello Dell’Utri, sarà bene aspettare il verdetto finale. Le accuse di camorra per l’uno e di mafia per l’altro, tuttavia, evidenziano come le cosche muovano voti e denari per poter contare su interlocutori affidabili in parlamento e nei governi locali. Fanno oggi, quello che già facevano con la Dc. Niente di davvero nuovo.

E’ cambiato, però, l’atteggiamento e il ruolo della politica. Non svolge più il compito di mediare tra le diverse istanze della società, né tra quelle lecite (che so, il conflitto lavoratori-imprenditori) e nemmeno tra quelle illecite (come, ad esempio, col papello durante la stagione delle stragi di mafia).
La mediazione politica ha ceduto spazio all’immediatezza. In altre parole l’imprenditoria, il commercio, le costruzioni, le mafia piuttosto che fare pressioni e azioni di lobby preferiscono, direttamente, la discesa in campo. Chi ha peso (perché occupa posti di potere nell’economia, nei media, nelle corporazioni) si fa eleggere e va a tutelare i suoi interessi (e quelli della sua categoria) senza filtri e seza intermediari. E destra e sinistra, ognuna a suo modo, sono sempre più accoglienti. Accolgono i Ciarrapico e gli Angelucci, i Calearo, i Todini e (forse) i Montezemolo, gli attori, le veline e gli anchorman tv, i Cosentino, i Cuffaro e i Dell’Utri con l’immancabile e  necessario codazzo di avvocati. E’ la fine della democrazia rappresentativa e la consacrazione della corpocrazia, la democrazia delle corporazioni, dove non ci sono più gli interessi del Paese, ma solo interessi forti (e rappresentati) e interessi deboli.

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Rassegna Stanca e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

20 risposte a La corpocrazia rappresentativa

  1. stefania ha detto:

    scusa, non so quali scherzi abbia fatto fb, ma ti giuro che non ti ho mai chiesto l’amicizia…non perchè non mi sembra ne valga la pena, solo perchè non lo faccio mai con persone che non sono davvero amiche nella vita.
    non sono democristiana, non lo sono mai stata e non lo sarò mai per ragioni ideologiche e non legate all’esercizio della cosa pubblica che, non per qualunquismo, mi sembra abbia sempre accomunato più partiti/movimenti. ma smettiamola di raccontarci che la polvere e gli scheletri sotto il tappeto fossero appannaggio solo di quel partito o della prima repubblica. Accetto discorsi di parte, ma con un minimo di autocritica!
    Giusto per chiarezza: io auspico per i miei figli un sistema di gestione della politica che permetta loro di avere senza se e senza ma un’educazione seria, pluralista e completa, una sanità che funziona, un’economia al passo con i tempi e quindi incentrata sull’investimento in nuove tecnologie magari ecocompatibili, una società multietnica integrata, un sistema che cerchi di costruire la pace. Se poi tutto questo, come è sempre stato qui e dovunque, costerà in termini di “favori”, “sprechi”, “giochini politici” non mi indignerò perchè ho l’età per non farlo, non più. Ed in tutto questo preferirei non dovermi indignare ad ogni piè sospinto: vorrei che tutto fosse gestito come in ogni paese civile, entro regole certe e condivise con eccezioni certe e condivise. Vogliamo parlare del “pork barrel” made in USA? Smettiamola di scandalizzarci dell’ovvio. E preoccupiamoci dell’essenziale. Che oggi in questo paese manca.

  2. amelya sachs ha detto:

    @Stefania
    You wrote:
    “ma l’idealismo, potremmo lasciarlo da parte giunti alla nostra tenera età??? ”

    Se per te il rispetto delle regole della società civile – id est delle leggi di uno Stato democratico – è idealismo, allora ti suggerisco di lasciare da parte con esso anche la Democrazia, e la Società Civile stessa.
    Io, alla MIA età (e dipende come ci si arriva a certe stagioni della vita), credo che certe cose vadano non solo ribadite, ma riscoperte e trasmesse. E non sono arrivata a QUESTA età per sprecare tempo a rimpiangere e giustificare inciuci, intrallazzi e tricchetracche dei “be’ tempi de’ noantri” in nome di un presunto “abbandono dell’idealismo”.
    Se a te il rispetto delle regole fa cosi’ schifo vai nel PDL, alleati al Berlusca, e vedrai che ne potrai fare tranquillamente a meno.

    Grazie comunque: avevo il sospetto che tu fossi un* di quei nostalgici della Dc dei mitici anni ’80, e me ne hai dato piena conferma.

    You wrote:
    “Potremmo ammettere con noi stessi prima che con il resto del mondo e con la storia che il compromesso diventa necessariamente complicità dove esiste un interesse economico da preservare?”

    Si, certo, ma allora non riempiamoci la bocca con la difesa della presentabilità della Repubbilca: di’ una volta per tutte che a te da fastidio soltanto la vecchia, stantia, maleodorante questione della ‘decenza’ formale. Basta che la polvere sia nascosta sotto al tappeto, e per te va tutto torna traquillo.
    Un bell’aspirapolvere no eh?

    You wrote
    “Presupposto fondamentale del BARATTO ( e via via tutto il resto) è che ognuno pensi di guadagnarci, in quanto attribuisce al bene dell’altro un valore maggiore del proprio… è sufficientemente esplicativo dell’animo umano???”

    Esistono talmente tante forme di economie di scambio, ivi inclusa la cosiddetta economia del dono, che l’esempio dell’Economia di Baratto suona davvero obsoleto. Ma da dove vieni fuori, dal Jurassico?
    Mi sa che stiamo a perdere tempo in due: io credevo di avere a che fare con una persona dagli orizzonti più vasti dei miei. Tu non so cosa credessi, quando mi hai inviato la richiesta di ‘amicizia’ tramite Facebbok, ma è comunque palese che ti sei sbagliat*.

    You wrote:
    “Possiamo accettare questo dato di fatto e da lì costruire un sistema-stato accettabile non solo per chi esercita il potere ma anche per chi lo subisce?”

    No: su queste basi il compromesso darà sempre risultati in scala decrescente nella creazione di valore collettivo.

    You wrote
    “Gli sprechi, le ruberie, gli “inciuci” non mi meravigliano più: m’indignano quando chi li compie non è sufficientemente furbo da non esporli al pubblico ludibrio…o qualcun’altro decide che è ora di cambiare cosca.”

    ROTFL Non avevo dubbi che tu facessi parte degli “indignati”. Sul discorso della polvere sotto il tappeto vedi sopra.
    Certo è che se hai la mia età e sei una donna, una bella curetta ormonale non ti farebbe male! :-))
    Nel frattempo ti dedico questo video : http://www.youtube.com/watch?v=QLA34N8myIw
    La parte della Marchesini ti si addice alla perfezione!

    You wrote:
    “Ma non illudiamoci: sempre della prima Repubblica si tratta e si tratterà.”

    E questo perchè lo dici tu? Ah beh, allora….

    You wrote:
    “Preferirei fosse un po’ più presentabile e che gli scheletri non uscissero continuamente dagli armadi franandoci addosso senza darci alcuna speranza di costruire e di rimanere al passo con il mondo.”

    Eh beh, certo ,molto meglio seppellirli bene, magari sotto il solito tappeto di cui sopra. L’importante è essere presentabili, mica affidabili.

    Ciaociao.
    Amelya

  3. stefania ha detto:

    ma l’idealismo, potremmo lasciarlo da parte giunti alla nostra tenera età??? Potremmo ammettere con noi stessi prima che con il resto del mondo e con la storia che il compromesso diventa necessariamente complicità dove esiste un interesse economico da preservare? Presupposto fondamentale del BARATTO ( e via via tutto il resto) è che ognuno pensi di guadagnarci, in quanto attribuisce al bene dell’altro un valore maggiore del proprio… è sufficientemente esplicativo dell’animo umano??? Possiamo accettare questo dato di fatto e da lì costruire un sistema-stato accettabile non solo per chi esercita il potere ma anche per chi lo subisce? A questo punto penso proprio sia il massimo che si possa ottenere. E questo è ciò che oggi non otteniamo. Gli sprechi, le ruberie, gli “inciuci” non mi meravigliano più: m’indignano quando chi li compie non è sufficientemente furbo da non esporli al pubblico ludibrio…o qualcun’altro decide che è ora di cambiare cosca. E credo sia giunta quell’ora. Ma non illudiamoci: sempre della prima Repubblica si tratta e si tratterà. preferirei fosse un po’ più presentabile e che gli scheletri non uscissero continuamente dagli armadi franandoci addosso senza darci alcuna speranza di costruire e di rimanere al passo con il mondo.

  4. amelya sachs ha detto:

    Complicità e compromesso sono due cose ben diverse, l’una si fonda sull’infrazione di regole, l’altro non necessariamente.La prima Repubblica ammantava di compromesso la complicità, un’operazione nella quale la DC era diventata abilissima.
    Certo, questo dava l’impressione che tutte le istanze sociali potessere trovare uno spazio per vedere esaudita almeno una parte delle proprie richieste: ma dietro il sipario le trattative che si svolgevano erano voti di scambio, tangenti, ricatti e coinvolgimenti in pratiche che di legale, e di benefico a livello collettivo, avevano ben poco. I risultati sono stati davanti ai nostri occhi con lo svolgersi dei processi di ‘mani pulite’: il ‘senso dello Stato era quello dei vari Craxi, Martelli ecc., eredi maldestri di un’arte della complicità iniziata e trasmessa dalla Democrazia Cristianae pian piano estesa a tutti i partiti come standard politico di base.
    Credi forse che fosse un’altra ‘Repubblica’, quella?
    La terza Repubblica, se repubblica si chiamerà e sarà, dovrà per forza essere gestita dalle generazioni future, se non altro perchè il collasso su se stessa di questa attuale è tanto inevitabile quanto non prossimo. Noi ne rimarremo in maggioranza schiacciati,e con questo probabilmente avremo saldato il nostro debito con la storia,essendo stata la nostra una generazione di incapaci.
    Ma fra le generazioni più giovani vi sarà chi sopravvive.
    Hai certamente ragione ad esprimere dubbi sulla consistenza numerica dei ‘rimasti’, chè fra quelli che saranno migrati, quelli che restando muoiono di lavoro/ mafia/polizia non si sa bene quanti ve ne saranno.
    Ma che dovrà esistere un’altra forma-Stato, e dovrà nascere dalle macerie di questa attuale, è quasi banalmente ineluttabile.
    A meno che – come talvolta accade nella Storia – non ci sia un evento imponderabile che capovolga il risultato.
    Un evento che potrebbe anche non essere del tutto casuale…

  5. E’ triste e banale ammettere che si stava meglio quando si stava peggio. Almeno Andreotti il politico lo sapeva fare. Almeno non costringeva l’italia alle molteplici figure di merda intercontinentali alle quali ogni giorno dobbiamo assistere. Almeno prima avevano stile.

  6. stefania ha detto:

    @amelya, la politica del compromesso è la democrazia, che ci piaccia o no. Il ribasso è spesso la moneta di scambio. Per guardare solo alla cronaca dell’ultima settimana “Obama santo subito” ne è un esempio, il “compagno Fini” è un altro. Se vogliamo invece esercitarci nelle strategie di politica internazionale, i nostri amici morti di eroina negli anni ’80, Karzai, Guantanamo sono altri fulgidi esempi. Il problema è forse da dove si parte, per arrivare dove. Io riconosco alla prima repubblica ( ma anche alla democrazia britannica o a quella tedesca) una capacità di rivestire di “senso dello Stato e delle istituzioni” che ritengo davvero essere primo ed imprescindibile collante per una società che voglia sopravvivere a se stessa rimanendo al passo con la logica globale in cui siamo inseriti. Ed a questo punto, dopo aver sotto sotto caldeggiato la rivoluzione armata ed averla vista naufragare nei miasmi dei servizi segreti, dopo aver pianto i miei morti sul campo, dopo aver vissuto un lenitivo “riflusso”, dopo aver cercato spesso invano d’infondere nelle nuove generazioni il senso del rispetto per l’altro e per la collettività, dopo averle viste espatriare nell’assoluta certezza di avere diritti inalienabili senza alcun dovere verso questo paese … dopo tutto questo io non credo che i nostri figli e nipoti saranno in grado di prendere in mano le redini di una terza repubblica. Come noi non abbiamo preso in mano quelle della seconda, anche noi rivoluzionari che non abbiamo saputo rinunciare ai nostri “diritti” da boom economico. Sinceramente credo che questo sistema ci tocchi e ci toccherà, un sistema che qui come altrove si muove attorno a chi ha un forte interesse economico. A noi ed a chi dei nostri figli rimarrà ed agli immigrati che sceglieranno di seguitare a condividere con noi questo paese spero rimarrà l’arma della delega rappresentativa. Almeno quella.

  7. amelya sachs ha detto:

    @Stefania : “quella strana rete di equilibri, pesi e contrappesi” è stata precisamente il terreno di coltura delle svolte che hanno condotto all’attuale regime.
    La mediazione che la politica svolgeva ed ha svolto nel passato non era causata da/finalizzata a un buon svolgimento della rappresentatività in ossequio ad un sano principio di responsabilità: era una politica del compromesso al ribasso per ‘comprare’ complicità diffuse. In reltà quello fu il primo stadio dell’ “immediatezza” di cui parla l’articolo. La ricerca del compromesso a tutti i costi, anche quando a compromettersi non erano più soltanto le parti in causa, ma erano le coscienze delle persone, era finalizzata non ad allargare il consenso attraverso la realizzazione di un bene pubblico, ma a comprare il silenzio del mmaggior numero di soggetti attraverso un coinvolgimento in abusi ed illciti di ogni tipo.
    La “strana rete di equilibri, pesi e contrappesi” e’ stata semplicemente la risultante del connubio fra economia dell’orticello e politica dei ‘furbetti’: la mediazione politica era semplicemente ciò che consentiva a tutti di partecipare alla spartizione dello Stato e della Res Pubblica, e in nome di questo tacitava ogni dissenso. Emblematico il caso di Castel Volturno e del villaggio Coppola raccontato ieri da Saviano: il giudice che comminò la sanzione ai Coppola era [complice perchè] residente nel villaggio probabilmente a prezzi di favore.
    Questa fu l’epoca della mediazione politica e della strana rete di pesi e contrappesi.: sinceramente non credo ci sia da rimpiangerla, non ha garantito il diritto al futuro dei nostri figli, ne ha minato alle basi l’esistenza.
    Credo anche che una terza Repubblica ci sarà, e debba esserci, perchè questa – in qualunque modo si voglia chiamare – forma di Stato è fallimentare sotto ogni aspetto, e a farne le spese saranno almeno tre generazioni. E saranno proprio loro, figli e nipoti di una generazione cerniera che non ha saputo districarsi fra le mille rivoluzioni a cui ha assistito e le proprie istanze contraddittorie, sempre in bilico fra motivazioni etiche e ricerca del benessere, saranno proprio loro, credo, a trovare la strada per una nuova forma Stato. E credo che la delega rappresentativa come base per la democrazia non li convincerà più molto, visti i risultati.

    Cordialmente

    Amelya

  8. Carlos Pagliarulo ha detto:

    C’è l’interesse del denaro e l’ambizione del potere. Questo muove gli uomini da secoli e se non si attua una rivoluzione radicale della mente, questo sarà per sempre, fino alla fine dei giorni dell’umanità.
    Cordiali saluti,
    Carlos Pagliarulo

  9. stefania ha detto:

    @Amelya:
    1) no, l’economia italiana ( quella capitalista in generale) non è e non può essere non corporativa
    2) si, la possibilità data al “vulgo” di votare esprimendosi attraverso le preferenze e senza gli sbarramenti era qualcosa che, sebbene parzialmente, si avvicinava ad un sistema “democratico” rappresentativo della volontà politica degli elettori.
    3)la terza repubblica non esisterà, credo, così come non c’è mai stata la seconda, Tommasi di Lampedusa insegnò.
    Ma il vero problema è come ricostruire quella strana rete di equilibri, pesi e contrappesi che pur in una realtà politico-amministrativa governata dalle lobbies e dalle mafie non creava unicamente disparità sociali, economiche e culturali…e non spezzava il diritto alla speranza dei nostri figli.

  10. Amelya Sachs ha detto:

    Quando ho letto il titolo del post ho pensato fosse una riflessione un pò ‘fuori dal coro’ sull’uso (ed abuso) del corpo (fisico) in questa fase della ‘notiziabilità’ giornalistica. Mi accorgo invece che trattasi di una riflessione abbastanza ovvia, anche se non priva di implicazioni. Domande forse non inutili: 1) l’economia italiana è mai stata non-corporativa? 2) la vita politica italiana della prima repubblica era veramente basata sulla rappresentatività? 3)in un’ipotetica ‘terza repubblica’ (sempre che questa si possa chiamare seconda “repubblica”, e non “rifondazione monarchica”) è ancora plausibile un ritorno alla delega rappresentativa?
    Cordialmente
    Amelya

  11. ciccio ha detto:

    Ci stanno prendendo per il culo da tutto il mondo per l’ennesima soluzione ad hoc confezionata per il presidente del consiglio dei ministri

  12. pedrop ha detto:

    …forse è sempre stato così e ce ne accorgiamo solo oggi, con buona pace per il berlusconismo (si scoprirà forse un giorno che fu il suo merito). Fose ai tempi del “Migliore”, quando Palmiro Togliatti arringava il proletariato operaio e cafone (in senso d contadino) ignorante e semplicista, millantando il sol dell’avvenir, forse già allora calzava la parte del guitto di scena incarnando il ruolo del difensore del proletariato umiliato ed offeso, ma in realtà si prestava al gioco delle parti perchè tutto restasse come era…e come è fin’oggi. IN questo gioco il buon palmiro ci ha inzuppato più d’un biscotto, le “sue” coperative sono cresciute, fino a fondare una assicurazione e approdare “quasi” ad una Banca tutta “sua” (o loro). Questo piccolo sol dell’avvenir in formato finanziario forse non ha significato grossi cambiamenti nella vita del buon Cipputi, ma ha fatto star bene i sodali di Palmiro ! Del resto credere per davveo che un conte latifondista sardo volesse l’abolizione della proprietà privata (e la sua requisizione) e la dittatura del proletariato…ma dai !! Ma fatemi il piacere !!

  13. Gabry ha detto:

    E’ ormai da tempo che gli gli interessi del Paese e di noi cittadini, non interessano più, a quanti affermano di governarci !
    L’opposizione latita .. latita sempre !

  14. gio ha detto:

    analisi lucida. Noi, “normali” per ora siamo impantanati

  15. Alessio ha detto:

    Stefania, io temo che Civilmente non ci siano più molte possibilità. L’alternativa ci riporta indietro di molto, molto tempo… ma ho paura stia diventando inevitabile fare un po di marcia indietro per poter ricominciare ad andare avanti.

  16. silvia serra ha detto:

    la mafi alla gogna, ma assieme a tutti coloro che sono a vario titolo conniventi

  17. Giovanni ha detto:

    Questo paese somiglia sempre più all’Ancien Régime della Francia del 1788.
    Poi venne l’Ottantanove…
    Ma la storia qualcosa insegna: oggi, i sanculotti (e le sans culottes) più bravi/e diventano ministri/e o direttori di Tg…

  18. stefania ha detto:

    sacrosanta verità, purtroppo. La domanda è: può la società civile fare qualcosa, una qualsiasi cosa per invertire la tendenza? Rimane davvero solo l’espatrio?

  19. Adriana ha detto:

    mafia alla gogna

  20. viviana ha detto:

    grande

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...