Umilio Fede

emilio fedePer caso mi sono imbattuta in questo blog (scaricabile.blogspot.com/) e in un’intervista di Giancarlo Perna a Emilio Fede che avevo letto a suo tempo, ma che riproposta così (con la controlettura) assume tutta un’altra tinta. Se avete tempo, vale la pena.

Il Giornale oggi ci pone di fronte a un articolo che ridefinisce il concetto di cultura. Una vera intervista ad Emilio Fede! Non state nella pelle eh?
Presto. Vediamo. Il Giornalista cui tocca l’onore di questa intervista è Giancarlo Perna. L’articolo comincia con un breve siparietto in cui Perna ci descrive alcune attività di Emilio, finchè arriva una telefonata:
Di nuovo soli, squilla il diretto. È Diana De Feo, da 44 anni sua moglie, giornalista Rai e neo senatrice del Pdl. Diana è a Napoli e non trova di meglio da dirgli che laggiù c’è il sole e il mare azzurro. «Noooo», ulula dolorosamente Emilio e lo sguardo erra dalla finestra su Milano 2. Una pioggerella punteggia il laghetto del Palazzo dei Cigni e un display velato di nebbia indica che siamo a zero gradi. «Che vita! – geme -. Dall’alba alla notte qui. Mi alzo, faccio una doccia calda, una gelata e alle nove sono in studio».
E’ solo l’inizio dell’articolo, per cui evito di fare notare che la moglie di Emilio Fede è una senatrice del PDL, una giornalista Rai, e nonostante tutto sembra si stia facendo i cazzacci suoi a Napoli, invece di lavorare.
Proseguiamo con la lettura:
Fede sostiene: «È che sono indispensabile. Vorrei avere un successore, ma non c’è. Vorrei delegare, ma non posso. Sono condannato». Fede insomma si ritiene tanto indispensabile quanto insostituibile, come se ci volesse una particolare abilità per raccontare una marea di fregnacce in televisione col solo e unico scopo di circuire gli ascoltatori affinché votino il tuo padrone…eh, Emilio?
Perna chiede chi mai vorrebbe il suo posto,Fede risponde:
«Uuuuu. È più facile dirti chi non scalpita. Considero però un’ambizione legittima voler dirigere un Tg, da Maurizio Belpietro a Mario Orfeo (direttore del Mattino, ndr). O il mio vice, Francesco Tartara. Se lo meriterebbe dopo diciotto anni al mio fianco. Uno che ci ha provato in tutti i modi è Cecchi Paone. Ma lo ha stoppato il Cavaliere in persona»
Qui mi fermo un secondo ed immagino la persona che per 18 anni ha fatto il vice di Emilio Fede. Rido. Immagino che abbia dovuto leccare il culo ininterrottamente a Emilio Fede, rido di meno. Immagino ora una sorta di catena umana in cui ogni anello della catena infila la lingua nel culo dell’anello successivo (con Berlusconi a tirare la catena). Ora penso al lavoro in miniera. Voi cosa preferireste?

Dopo una breve digressione sulla possibilità mai troppo agghiacciante che il Cavalier Berlusconi possa vivere sino a 120 anni l’intervista vira sulle questioni di famiglia:
«Il laticlavio a Diana è un grazioso regalo del Cav al suo Emilietto?», chiedo. Si intenerisce, reclina con modestia il capo e dice: «Sì. Ma anche stima per la cultura di mia moglie. Stima condivisa da Confalonieri che sfotte: “Diana è la parte buona della famiglia”. Anche Veronica Lario ama Diana».
Qui il buon Emilio Fede ammette candidamente che la moglie è senatrice in quanto sua moglie. e non perché ha dei meriti. Non che ci fossero dubbi, ma è sempre bello sapere che questa gente ha in spregio le più rudimentali basi della civiltà. E’ anche piuttosto bizzarro che siano loro stessi ad ammetterlo. Ovviamente rimane il fatto che una semplice dichiarazione del genere in un paese mediamente civile causerebbe quantomeno le dimissioni della moglie, in un paese molto civile causerebbe anche un attacco di gente armata di forconi agli studi di Merdaset (e, perché no, al parlamento).
Il Buon Emilio passa a dettagli piccanti della vita di doppia coppia (Emilio/Silvio/Veronica/Diana):
«Se circolano voci su mie pretese scappatelle, Veronica è la prima che mi richiama all’ordine. E anche Silvio».

Incredibilmente di punto in bianco il nostro Perna fa una domanda scomoda, a cui Emilio Fede non si sottrae:
«La tua partigianeria pro Cav è costata al Tg4 una multa del Garante di 450mila euro», gli ricordo. «Chi più spende, meno spende. Il prezzo valeva un’onesta informazione sul come stanno davvero le cose, al di là del becero conformismo antiberlusconiano alla Santoro»
Qui inizio a sentire un leggero ribollio nelle vene. Emilio Fede ritiene che la sua cazzo di informazione distorta e assolutamente mendace sia necessaria. Ritiene che le multe siano il giusto prezzo da pagare per avere un’informazione di qualità così eccelsa. Ovviamente qui l’intervistatore non gli chiede “e ti sembra giusto che gli Italiani dovessero pagare la tua occupazione abusiva, testa di culo?”

Avanti: «Nei tuoi eccessi filo Cav, vedo ironia. Altri però ti detestano». «Ma molti, anche a sinistra, mi amano. Ho ottimi rapporti, per dire, con D’Alema e Diliberto».
Agenda:
1- Ricordare di odiare D’Alema ancor più di prima
2- Nutrire seri sospetti nei confronti di Diliberto.

Continuando col discorso arriviamo a una rivelazione che inquieta noi amanti di Fede, che vediamo in Emilio il baluardo unico ed inimitabile del totale e acritico asservimento al potere
« Porto con me il cellulare anche in trasmissione, nel caso di notizie dell’ultimo minuto. Be’, quando comincio a parlare di politica, qualcuno lo fa squillare», alza l’indice e indica il piano di sopra. «Boicottaggio in casa?», chiedo. «Lo sapremo presto. Un magistrato, una signora determinata, ha preso la cosa molto sul serio».
Capito?
Qualcuno gli fa squillare il telefono in trasmissione, ma della cosa se ne sta occupando un magistrato. Vorrei tanto sapere che magistrato è e su che basi sta indagando, ma penso sia impossibile, perché questa storia puzza di stronzata da un continente di distanza.

Parlando del più e del meno arriviamo a questo quadretto affatto schifoso:
«Ho un bisogno fisico di fare più elogi che rampogne. Tanto nessuno, col mio curriculum, può tagliarmi la strada. Ti do un esempio. Ho una redattrice, Francesca Ambrosini, che ha fatto un servizio su Scampia da premio St. Vincent. In 48 anni, mai visto niente di simile», dice e la fa chiamare. Francesca arriva. Graziosa, sulla trentina. Fede le prende la mano, le sbaciucchia un ditino, poi l’altro e le chiede retoricamente: «Hai mai fatto un’assenza? Hai mai chiesto un aumento?». Lei lo lascia fare e dice a me: «Mi ha letteralmente trasmesso la passione» e mima la trasmigrazione delle energie da lui a lei. Sorride ed esce.
Qui, dopo aver detto che nessuno può fermarlo grazie al suo curriculum (e non al fatto che è un servo senza alcuna dignità), Emilio Fede ci presenta il prototipo di donna perfetta per lavorare al tg4: una tizia che si fa sbaciucchiare il ditino (mi viene da vomitare solo a scriverlo), che non ha mai fatto un’assenza o chiesto un aumento. L’esatto contrario del femminismo e di una persona con la schiena dritta. Il perfetto giornalista del Tg4.
Tra le cose secondo il giornalista questa povera donna avrebbe mimato la trasmigrazione delle energie. Se molla il giornalismo ha una carriera come artista di strada.

Quando Perna chiede a Fede se si ritiene il miglior direttore di TG Emilio sembra rispondere di sì, forse eccedendo un po’ con la modestia:
«Tra i pochi che sanno cosa sia comunicare. Nei giornali ho avuto direttori come Vigorelli e Missiroli. In tv mi sono formato con Enzo Biagi. Inviato in Africa, ho fatto inchieste, diretto il Tg1, fondato il Tg4. Chi, al di là dell’anagrafe, può vantare altrettanto?»

Successivamente Fede ricorda un alterco avuto con Alba silicon valley Parietti, con grande stile:
Dovettero fare uscire la Parietti da un’altra porta mentre io urlavo: “Troia comunista”. Ora siamo tutti amici
Alla domanda “i migliori giornalisti in tv?” Fede risponde:
«Mentana per come conduce. Apprezzo la faziosità intelligente di Floris. Poi, la Gabanelli. Non condivido, ma la sua è una signora tv di inchiesta».
Mi piace molto quando dice “Non condivido, ma la sua è una signora tv di inchiesta” riferendosi alla Gabanelli. Ora, ovviamente non posso pretendere che un giornalista de Il Giornale ci arrivi da solo e lo chieda, ma se quella della Gabanelli è tv d’inchiesta, ed è ottima… che cosa stracazzo c’è da condividere?

Fede commenta il caso Annunziata- Santoro, dicendo una bugia così astronomica che se la leggesse la Franzoni direbbe “Che bugiardo!”
«Penoso. È stato di una squallida faziosità. Per essere faziosi bisogna essere intelligenti. Lui invece esonda. Al suo posto, mi sarei dimesso».
Fede si sarebbe dimesso. E le mucche risolvono equazioni.

Vabbeh andiamo avanti e vediamo come risponde Emilio alla domanda Un sobrio giudizio sul Cav?
«Ha dato molto di più di quel che ha ricevuto».
E qui sono d’accordo al 100%. Silvio ha dato ed è indubbio. Solo che a me è spiaciuto prenderlo.


L’intervista si chiude senza lampi di genio, con una parte in cui Emilio piange la mancanza di Enzo Biagi, facendomi capire che certa gente il sentimento della vergogna semplicemente non lo conosce.

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2 risposte a Umilio Fede

  1. ciccio ha detto:

    7 ottobre: festa nazionale

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