Sono vecchie le nuove Br

Fabrizio Gatti ha letto la risoluzione politica del gruppo arrestato tra Roma e la Liguria. Il testo oggi in esclusiva per lo Stagno e domani su L’Espresso

brColpire il cuore dello Stato. E uccidere per dimostrare di esistere ancora. Il piano della rinascita delle Brigate rosse è scritto in poco più di tre pagine. Dopo i cinque arresti e il sequestro di armi, munizioni, esplosivo e una bomba a mano, gli investigatori della Digos di Roma hanno scoperto la risoluzione che la cellula romana di Luigi Fallico, 57 anni, aveva già scritto per rivendicare gli attentati che, secondo la polizia, il gruppo stava organizzando. Tra questi il piano, intercettato dalle microspie ambientali, per far esplodere una bomba teleguidata con un aeromodello radiocomandato durante il G8 della Maddalena, poi trasferito a L’Aquila. Un gesto clamoroso per poi passare alle azioni mirate. Tra i possibili obiettivi, non ancora identificati, rappresentanti dello Stato, delle forze armate, dell’economia.

Tre pagine lontane dal linguaggio asciutto di Internet. Anche trent’anni dopo, la risoluzione delle Br resta un concentrato di frasi contorte, paranoia, riflessioni, controriflessioni, sfumature, intolleranza e violenza. Oltre alle promesse di morte. Avanzi da guerra fredda, se non ci fosse la minaccia vera delle armi sequestrate e dell’imminente passaggio alla clandestinità del gruppo che secondo il questore di Roma Giuseppe Caruso, è stato neutralizzato nel momento in cui si stava preparando all’azione. «Ci si domanderà il perché dell’assunzione di responsabilità di denominarsi Brigate rosse», è scritto nella risoluzione trovata nelle carte sequestrate in un garage di Sori in provincia di Genova. Il documento offre, poche righe dopo, la risposta: «Noi crediamo che sin da ora a queste domande, di fronte alla Classe nel suo insieme, vada data risposta e che soprattutto questa debba essere la più chiara e semplice possibile, perché essa non possa così prestarsi ad equivoci o fraintendimenti di sorta. Ancor più oggi… nel momento che stiamo operando la ripresa dell’offensiva».

Secondo il capo della Digos, Lamberto Giannini, e la dirigente della sezione antiterrorismo, Laura Tintisona, è la conferma che la cellula scoperta tra Roma e la Liguria stava per colpire. Un’ipotesi sostenuta anche dalle intercettazioni e dai pedinamenti dei cinque: oltre a Fallico, gli altri sono Bernardino Vincenzi, 38 anni di Roma, Riccardo Porcile, 39 anni di Sori, Gianfranco Zoja, 55 anni di Recco (Genova) e Bruno Bellomonte, 50 anni di Sassari, candidato alle ultime elezioni regionali in Sardegna per uno dei partiti autonomisti del tutto estraneo, secondo la polizia, all’inchiesta.

«Era ed è tuttora in atto nel Paese quel processo di Ricostruzione delle Forze Rivoluzionarie», è scritto nella risoluzione, «processo… che, dopo ogni sconfitta tattico-militare dell’organizzazione che pratica la Guerriglia Urbana in un Paese del Centro Imperialista si propone come passaggio necessario, naturale, fisiologico per costruire le condizioni per un nuovo attacco, una nuova offensiva». I terroristi analizzano le differenze con il passato: gli anni ’70, l’omicidio di Massimo D’Antona il 20 maggio 1999, l’arresto degli assassini. «Oggi di fronte al mutamento della stessa composizione di Classe dovremmo comunque ridefinire questo rapporto», scrivono. Per arrivare alle stesse conclusioni di sangue: «La stessa fine del cosiddetto Bipolarismo e l’accelerazione che ha avuto il processo di Polo Europeo… ci pone un “affrontamento” diverso da come ci si è sempre posti, sia nella costruzione soggettiva del fronte combattente antimperialista e della relazione che questo asse politico-programmatico deve avere con altro asse politico-programmatico che è l’attacco al cuore dello Stato».

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