Papi che c’azzecca?

Sull’Espresso di domani i piani di Antonio Di Pietro per battere Berlusconi. L’intervista è di Antonio Carlucci.

di pietro ballaDalla sera di domenica 7 giugno non siamo più quelli di prima. E da oggi in poi il nostro compito è creare un programma e scegliere le alleanze e una classe dirigente capaci di andare al governo… Parla Antonio Di Pietro, il leader dell’Italia dei Valori. Il suo partito è il solo che può cantare vittoria nello schieramento di centrosinistra, avendo praticamente raddoppiato la percentuale dei voti toccando quota 8 per cento e aumentando i parlamentari europei da due a sette. A “L’espresso” Di Pietro annuncia le mosse successive: dal radicamento sul territorio con l’obiettivo di 10 mila sezioni di Idv, al congresso entro un anno, dalla politica delle alleanze basate solo sulla stesura di un programma capace di sconfiggere Silvio Berlusconi e il centrodestra, alla creazione di una televisione via Internet.

Come intende utilizzare tutti i voti che l’Italia dei Valori ha raccolto?

«Passo dall’opposizione alla alternativa per cambiare il Paese. E mi spiego: questi sono voti di fiducia che i cittadini ci hanno dato sulla base di un impegno che avevamo preso con loro, ovvero di fare opposizione a Berlusconi e di rendere evidente l’anomalia del suo governo che è stato basato sin dal primo giorno sulla cura degli affari privati, invece che di quelli pubblici».

Che cosa vuol dire nell’attività politica di tutti i giorni, visto che i suoi voti non sono sufficienti a cambiare gli equilibri politici?

«Vogliamo essere i promotori di una nuova alleanza e di una nuova coalizione che metta insieme la società civile, il mondo delle associazioni e tutti quei partiti che vogliono contribuire a scrivere un programma che abbia al primo punto il cambiamento della classe dirigente dell’Italia».

Che ruolo avranno i sette nuovi parlamentari europei di Idv in questo progetto che lei definisce dell’alternativa?

«Saranno a Strasburgo e a Bruxelles a tempo pieno per cercare di rendere attuale il nostro programma. Al primo posto ci sono i problemi dell’economia: bisogna tornare a un mercato libero e a un sistema della concorrenza che abbia alla base il rispetto delle regole e la trasparenza e non quello della opacità, della corruzione, dei monopoli, della violazione delle regole sul lavoro. È assolutamente necessario ricreare un rapporto di fiducia tra sistema delle imprese e mondo del lavoro. In Italia, invece, deputati e senatori di Idv continueranno a fare una opposizione al sistema di potere di Berlusconi chiara nel linguaggio e determinata nell’azione».

Lei ha annunciato che a partire dal 22 giugno si mette in moto un processo politico che porterà al congresso di Idv. Perché un congresso?

«Dal 7 giugno non siamo più quelli di prima, senza buttare a mare nulla del nostro passato politico. Ma è tempo di cominciare a scrivere quelle regole per arrivare entro un anno a un congresso che ha come scopo quello di mettere a punto il programma con cui vogliamo presentarci alle prossime elezioni politiche per vincerle e andare al governo. Questo non sarà il programma di Idv, ma di una coalizione che mette al centro della propria attività la costruzione dell’alternativa a Berlusconi».

E chi farà parte di questa coalizione?

«Di sicuro non potrà essere la mera ripetizione della formula dell’Ulivo. Il programma lo scriveremo noi di Idv insieme alla società nella quale siamo presenti ogni giorno e con tutti quei partiti, a cominciare dal Partito democratico, che vogliono con noi costruire l’alternativa. Al primo punto non può che esserci la presentazione di una nuova classe dirigente che sostituisca quella della prima Repubblica».

Ma che tipo di partito ha in mente? Lei parla di rinnovamento della classe dirigente, ma a livello locale Idv si fonda largamente sugli ex democristiani.

«Non è più così, solo una minima parte viene dal mondo democristiano. A dimostrarlo sono le liste delle europee dove su 72 candidati, 67 provenivano dalla società civile e non hanno mai avuto esperienze partitiche precedenti. Idv non è un partito fondato sulla sommatoria di notabili locali, oggi è un partito di massa. E poi noi siamo obbligati al cambiamento, perché con un partito che vale il 2 per cento potevamo accontentarci di quella classe dirigente dove c’erano anche piccoli notabili, con l’8 per cento dobbiamo costruire un nuovo gruppo dirigente».

Ma i notabili sono sempre presenti nel suo partito, basta guardare i problemi che ha incontrato in Campania nei mesi scorsi…

«La Campania è l’area dove questo cambiamento di classe dirigente è più visibile. Lì sono stati eletti l’ex magistrato Luigi De Magistris e l’ex funzionaria regionale e sindacalista Sonia Alfano che non mi sembra proprio possano essere indicati come notabili».

I voti dati a Idv sembrano provenire dal bacino elettorale del Pd. Dunque, non si aggiunge nulla a un ipotetico schieramento alternativo a Berlusconi, c’è solo un travaso…

«È falso che i voti vengano dal Pd. Potrebbero essere di provenienza Pd i voti che sono andati ai partiti della sinistra o ai radicali o all’Udc. Il voto a Idv è stato trasversale, abbiamo pescato dappertutto».

Quale che sia la provenienza, sommando i voti dell’opposizione si resta ben lontani dalla ipotesi di diventare maggioranza.

«Il problema non è sommare i voti e vedere quanto fa. La questione da oggi è costruire un programma più appetibile di quello di Berlusconi che pensa solo a se stesso e alla occupazione del potere. Se saremo capaci, i voti arriveranno».

Lei ritiene che l’alleato di riferimento del futuro debba essere il Pd?

«Non intendiamo ghettizzarci in alleanze che guardino solo al simbolo o fare alleanze a scatola chiusa di natura esclusivamente elettorale. Il punto centrale è il programma e la classe dirigente che vogliamo indicare al Paese. La vecchia, che ha già dato molto e ha anche preso molto, ha fatto ormai il suo tempo».

Oltre ad essere un partito dell’8 per cento, Idv è anche un partito ricco. Con le elezioni europee incasserà oltre 20 milioni di euro di rimborsi e nelle casse ha molti soldi e niente debiti. Come intende usare questo denaro pubblico?

«Lo useremo come abbiamo fatto fino a ora, senza sperperarlo e senza creare posizioni di potere. I rimborsi serviranno a fare politica-politica, a creare nuove strutture sul territorio, a essere presenti dove non lo eravamo».

Quali investimenti specifici farà?

«Dobbiamo radicarci sul territorio che significa creare punti di riferimento di Idv dove oggi non ce ne sono, aprire nuove sedi, assumere personale amministrativo di qualità, trovare momenti di incontro con le professioni. Insomma, radicare sempre di più Idv nella realtà italiana. Oggi siamo già in tutte le Regioni e le province con mille sedi: da domani dobbiamo arrivare dappertutto».

A quante sedi intende arrivare entro il congresso?

«A diecimila».

E poi in che altro modo pensa di usare i milioni di euro che ha nelle casse?

«Abbiamo già creato un centro studi aperto a tutti coloro che vorranno contribuire a elaborare soluzioni ai problemi che abbiano come ultimo obiettivo quello di sconfiggere il centrodestra berlusconiano senza chiedere per questo l’iscrizione al nostro partito. Quindi, intendiamo investire ancora di più nella Rete, che già utilizziamo intensamente, per comunicare direttamente con i cittadini. Vogliamo lanciare anche una televisione via Internet, che è un modo possibile per rispondere alla occupazione da parte del centrodestra dei media italiani inclusa la tv».

È vero che Idv sosterrà il quotidiano che l’ex direttore de “l’Unità” Antonio Padellaro intende lanciare dopo l’estate?

«Ho grande stima di Padellaro, ma noi vogliamo sviluppare la nostra attività di comunicazione e di rapporto con i cittadini elettori attraverso la Rete, dai social network alla televisione ai blog. Siamo convinti che in presenza dello sfacciato conflitto di interessi che Berlusconi porta con sé e del controllo che ha dei media, la Rete sia il solo strumento che ci consente di fare una politica libera».

Con Idv all’8 per cento, non è in qualche modo pentito di aver scelto di restare fuori dalla Rai, non avendo ottenuto la presidenza della commissione di Vigilanza?

«Rifarei esattamente tutto quello che ho fatto. Se avessi accettato uno strapuntino sul treno della spartizione e della lottizzazione della televisione pubblica, oggi non avrei la libertà di azione e di movimento che ho».

Fin dalla sua nascita Idv è stato il partito di Di Pietro. Sarà ancora così nel futuro?

«Tutti i partiti nascono dall’idea di una persona o di un gruppo ristretto. E crescendo si spersonalizzano. Capiterà così anche all’Italia dei Valori».

Significa che dal simbolo sparirà il suo nome?

«Idv esisterà a prescindere dal nome Di Pietro, siamo già oggi il partito con la più alta capacità di rinnovamento del suo gruppo dirigente».

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Rassegna Stanca e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Papi che c’azzecca?

  1. lussu ha detto:

    Si è dimesso da magistrato, si è vero

  2. pedrop ha detto:

    Ma è vero che De Magistris si è dimesso ?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...