Francesco Piccinini (direttore Agoravox Italia) ricorda com’è nato Agora in Francia e sottolinea come il giornalismo partecipativo sia per i cittadini un modo per riappropriarsi delle informazioni più importanti. L’intervista è stata registrata durante la sesta w, l’incontro organizzato dalle Rane.
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Dimenticavo di dire la cosa più importante – forse perché la davo per scontata, ma è bene essere il più possibile chiari e completi, soprattutto quando ci si sente sulla linea del fuoco (mediatico) – : anche le informazioni più pericolose per il regime e compromettenti per i sovrani nudi, non sortirebbero effetto alcuno se non cadessero su un terreno fertile, cioè se chi le riceve non fosse in grado di valutarne la gravità e la portata, cioè se quste informazioni non arrivassero a persone già pronte e formate per riceverle. Non già deformate dalla propaganda di regime, primariamente per mezzo del massiccio bombardamento della pubblicità televisiva.
Verrebbe da dire: meno male che c’è la rete! Ora io non dispongo di dati precisi, ma ad occhio e croce direi che i “naviganti” sono cittadini più informati (spero non informatizzati) di chi si limita alla lettura dei giornali cartacei. Questo non toglie che ci siano naviganti e “pirati” di ogni risma, dai pornografi ai lefrevriani, ma insomma sulla rete viaggiano certo più notizie e più liberamente che non sulla carta (e non parliamo nemmeno della televisione!). Già questo sito è un bell’esempio di spazio aperto e democratico. Certo è che se tutto si limitasse a dirci tra di noi quello che non si può dire o leggere sulle testate nazionali, pur essendo meglio di niente, il “popolo sovrano” rimarrà ancora lungamente ostaggio degli opinion maker – cartacei o catodici – di regime. D’altra parte le rivoluzioni sono sempre state prerogativa delle élites. L’importante è che si tratti di élites democratiche! Un saluto e un augurio dal navigante semplice Fulvio Sguerso.